Il parroco chiede scuole e servizi «Qui si celebrano solo funerali»

Don Max, il prete delle periferie, ha attivato un centro di ascolto nella chiesa degli Angeli Custodi Ma dice: «È difficile trovare qualcuno che abbia il coraggio e la voglia di venire ad abitare a Rancitelli»
PESCARA. «Abbiamo fondato un centro di ascolto Caritas per aiutare le famiglie bisognose di Villa del Fuoco, e adesso mi piacerebbe rivedere una scuola in questo quartiere dove mancano tanti servizi per i cittadini».
Don Massimiliano De Luca, per anni prete di frontiera a Fontanelle, da otto mesi guida la parrocchia degli Angeli Custodi in via Lago di Posta, zona Rancitelli, uno dei quartieri più caldi della città. Cinque mesi fa, insieme ad altre associazioni del territorio tra cui le Vincenziane, e in collaborazione con i servizi sociali del Comune e la Caritas, il sacerdote, noto per le sue battaglie per la legalità, ha fondato un centro di ascolto per aiutare un centinaio di famiglie in difficoltà.
La struttura si trova all’interno della chiesa, ed è aperta il martedì e il venerdì dalle 9 alle 12 con dieci operatori e volontari della Caritas che cercano di esaudire tutte le richieste dei parrocchiani.
«Assistiamo persone molto povere», spiega don Massimiliano, «provenienti da situazioni di violenza, sopraffazioni, perdita di lavoro. Sono anziani, giovani, stranieri, africani, romeni, albanesi prevalentemente, ma anche tanti rom. Chiedono aiuti alimentari, il pagamento delle bollette, abiti, carrozzine per bambini e per anziani, letti per disabili. Sono accolti da operatori specializzati che sanno come comprendere le varie povertà e affrontarle. Operiamo con l'aiuto delle Vincenziane che sono impeccabili nell’organizzazione dei servizi, e anche con i Servizi sociali del Comune, il nostro referente è Gianluca Pistone».
Il prete, per tutti don Max, arriva dalla parrocchia di Fontanelle dove contro il suo trasferimento c’era stata una raccolta di firme degli stessi parrocchiani. Ma prima ancora era stato nella chiesa di San Lorenzo, a Nocciano, per poi arrivare nel quartiere dove insistono realtà forti come la zona del ferro di cavallo. Una zona che qualcuno ha ribattezzato la piccola Scampia dove accade di tutto, dallo spaccio alla microcriminalità.
Per tutto questo don Massimiliano sta lottando «per riavere un quartiere con i servizi essenziali per i cittadini. Qui», rileva, «c’è bisogno di una scuola, dell'anagrafe, del comando dei vigili urbani, dei negozi».
Com’era un tempo quando c’era la storica scuola elementare di via Giardino, chiusa una ventina di anni fa per mancanza di iscritti (nel rione è rimasta la scuola di via Sacco), e gli altri servizi erano dislocati nella sede del quartiere 3, in via Tavo. «Oggi, invece», rimarca il sacerdote che mantiene viva la collaborazione con lo storico parroco don Giuseppe Scarpone, «i negozietti chiudono, le case sono sfitte e valgono poco perchè è difficile trovare qualcuno che abbia la voglia e il coraggio di venire ad abitare qui. Le case popolari sono un errore ideologico perché non si crea inclusione realizzando i ghetti».
«Questo quartiere sta morendo», chiude laconico don Max, «i morti superano le nascite. Nel 2016 abbiamo celebrato 56 funerali e 12 battesimi, quest'anno già 11 funerali e festeggiato solo due nascite. Secondo don Giuseppe Scarpone, il quartiere (che appartiene a Porta Nuova per un totale di 35 mila abitanti ndc) ha perso 4mila abitanti sui diecimila di quindici anni fa», conclude don Max.
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