Il passaggio del tricolore commuove i reduci

Di Franco, che perse le gambe in Russia, piange sul palco: «La mia sofferenza è un dono a quella bandiera e sono felice che non ci siano più state guerre»
ISOLA DEL GRAN SASSO. Sono impressionanti i numeri del raduno che si è chiuso ieri al santuario di San Gabriele: basti pensare che hanno partecipato 213 gruppi dell’Ana (associazione nazionale alpini) di cui ben 194 abruzzesi. E, se la manifestazione è soprattutto abruzzese, sta assumendo anno dopo anno una dimensione sempre più nazionale. Davvero nutrita, ieri, la presenza di alpini in rappresentanza di gruppi e sezioni di tutta Italia: Milano, Modena, Alessandria, Vercelli, Conegliano, Bassano del Grappa, Trento, Valle Camonica, Parma, Piovene Rocchette e Laghi (Vicenza), Vicenza, Reggio Emilia, Latina, Roma, Marche, Molise, Puglia, Basilicata, Sicilia. Presenti anche un plotone del nono reggimento alpini, l'unità cinofila aquilana dell'Ana, il gruppo antincendio boschivo alpino, la Protezione civile Ana e il gruppo storico di rievocazione con tanto di divisa storica alpina originale del 1915, attrezzature da sci, da assalto, mitragliatori e fucilieri.
Sul palco delle autorità tanti sindaci, il presidente della Provincia Renzo Di Sabatino e per la Regione il sottosegretario alla presidenza Mario Mazzocca e il consigliere delegato Giorgio D’Ignazio. «Per Isola del Gran Sasso è un orgoglio ospitare questa manifestazione», ha tenuto a precisare il primo cittadino Roberto Di Marco, che ha parlato di «una giornata speciale, dopo il periodo negativo vissuto». Ed ha auspicato «che sia l'inizio di una ripresa per la nostra cittadina».
Ma i veri protagonisti di una giornata davvero emozionante, com’è sempre avvenuto nel raduno di Isola, sono stati i reduci di guerra. Ieri c’erano due degli ultimi reduci del battaglione alpini L’Aquila: Valentino Di Franco ed Ercole Nori, entrambi 95enni e accomunati dall'esperienza di quel terribile inverno russo tra il 1942 e il 1943. Dai loro occhi, visibilmente emozionati, traspare una gioia incontenibile al passaggio di un lungo vessillo tricolore. «Il rosso», spiega poeticamente Valentino, grande invalido di guerra come tiene lui stesso a precisare, «è il sangue versato per l'Italia, il bianco è la pace e il verde è la speranza che non ci siano più guerre». Con le lacrime agli occhi, toccandosi le ginocchia coperte dalla giacca, prosegue: «Io le gambe le ho date alla patria. La mia sofferenza è per l'Italia, per quel tricolore. Tante volte la mattina, quando mi metto le protesi, penso: con le mie gambe non avrei sofferto. Ma la mia sofferenza è per l'Italia. Sono felice che gli ultimi ad andare in guerra», e abbraccia l'amico Ercole Nori, «siamo stati noi 75 anni fa». Nori poi ne approfitta per fare una strigliata ai politici: «Avete poca attenzione per i giovani. Senza di loro, ricordatevi, non c'è avvenire».
Con commozione gli alpini di oggi, quelli del nono reggimento, si stringono attorno a Valentino ed Ercole. «Per questi ragazzi», spiega il il loro comandante Francesco Cameli, «che non sono militari di leva, ma lo fanno per scelta personale, questa manifestazione è uno sprone».(c.d.l.)
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