Il Pd all’attacco per 10mila famiglie povere

17 Luglio 2024

Marinelli e Buttari rimarcano il caso Abruzzo sollevato dalla Cgil dei cittadini rimasti senza sussidio

PESCARA. «Già a ottobre come Partito Democratico regionale avevamo lanciato l’allarme, denunciando una generale confusione sia per i titolari della carta che per gli Ambiti sociali e i Comuni, in uno scenario in cui l’aumento dell’inflazione e la debolezza dei salari già vedevano il nostro Paese e l’Abruzzo particolarmente sofferenti. Oggi la situazione che si registra è peggiore di quella che si poteva immaginare, come denunciato dalla Cgil, con quasi 10.000 famiglie lasciate senza sussidio in Abruzzo, a cui si aggiungono le duemila che hanno avuto accesso allo Strumento di Formazione Lavoro, inserite in un percorso a ostacoli sia a livello burocratico che informatico, e soprattutto senza nessuna reale prospettiva lavorativa ed economica, a causa di un sistema regionale di politiche attive del lavoro che ha dimostrato tutta la sua debolezza». Così parte l’attacco politico sferrato ieri al governo regionale di centrodestra dal segretario regionale del Pd, Daniele Marinelli, e dalla responsabile dem al welfare, Francesca Buttari, che tracciano un collegamento diretto tra le famiglie lasciate in povertà ed i tagli massicci alle economie degli enti locali. «È sempre più chiaro», scrivono Marinelli e Buttari, «che il problema verrà scaricato sui Comuni che, con il taglio ai trasferimenti da parte del governo di 250 milioni nel 2024 (che si aggiungono ai 600 milioni tagliati nel 2023) si troveranno nuovamente a fronteggiare con poche risorse il dilagante disagio economico, in un contesto in cui, come si legge nel Rapporto Istat 2024, non solo si registra un aumento dei cittadini che vivono in povertà assoluta, ma anche una crescita del numero di persone che percepiscono un reddito assolutamente insufficiente per difendere le proprie famiglie dalla crisi economica che non consente loro di arrivare a fine mese».
Su questa emergenza, che rischia di diventare epocale, il Pd afferma di volersi impegnare «con tutte le proprie forze, sia continuando la battaglia per l’introduzione del salario minimo sia riprendendo le fila di un progetto regionale, ormai inesistente, chiedendo di investire risorse per integrare gli enormi errori fatti dal governo e lavorando sul sistema di integrazione fra le politiche attive del lavoro e i percorsi di inclusione sociale». Ma dal centrodestra, per ora, non arrivano repliche. (u.c.)