Il Pd in ritiro all’agriturismo con Cantagallo

Il direttivo al lavoro per discutere della fusione con Pescara e Spoltore: «Vogliamo essere protagonisti»
MONTESILVANO. Si sono riuniti lontani da piazza Diaz «per discutere insieme sul futuro della nostra città». Ieri, il Pd di Montesilvano si è radunato in un agriturismo di Città Sant’Angelo, Le due colline. Tra i presenti, anche l’ex sindaco Enzo Cantagallo, uno che la politica non l’ha mai lasciata e che adesso non vede l’ora di tornare da protagonista. Il Pd guarda al «futuro», ma per farlo riparte dal suo «passato» che si è interrotto nel 2006 quando l’amministrazione di centrosinistra è finita nella polvere per un’inchiesta, la prima pescarese sulla pubblica amministrazione, che dopo oltre 6 anni ha partorito soltanto due condanne. Ieri, insieme a Cantagallo c’erano anche Cristiano Tomei, assessore ai tempi di Cantagallo, e Marco Savini, vicesindaco tra il 2004 e il 2006. Cantagallo si è seduto all’ultima fila, accanto all’amico Enzo Fidanza, quasi un modo per lasciare la scena agli altri. Tra il primo tempo della riunione e il secondo, il Pd si è seduto a tavola, con l’ex consigliere Francesco Di Pasquale a capotavola, per «trascorrere un sereno momento di convivialità in una sorta di ritiro bucolico»: antipasto all’italiana, mugnaia fatta in casa al ragù, arista al latte con tripudio di verdure, dolce e caffè. Non ha offerto nessuno: tutti hanno pagato 25 euro a testa.
Poi, ancora politica e progetti, guardando oltre Montesilvano e cioè alla possibile fusione con Pescara e Spoltore: tra i presenti anche Moreno Di Pietrantonio, segretario di Pescara e la consigliera Leila Kechoud, sempre di Pescara. «Per riuscire a essere protagonisti di questa nuova stagione», dice il documento presentato dalla segretaria cittadina Romina Di Costanzo e approvato dal direttivo Pd, «sarà prioritario vincere le pigrizie e le comodità dei luoghi comuni, mettere in relazione il concetto multidimensionale di cittadinanza con la progressiva evoluzione del processo di integrazione e confrontarci con la dimensione urbana più complessa d’Abruzzo. «È fondamentale», per il Pd, «un percorso di cessione di sovranità il più graduale possibile e un progressivo processo di sintonizzazione unitaria dei servizi tra i territori (ciclo dei rifiuti, ciclo idrico, trasporto pubblico locale, committenze e della gestione dei contratti, gestione delle reti, politiche sociali, servizi scolastici, servizi demografici, patrimonio, riscossione tributi e polizia locale), che altrimenti, per diverse peculiarità ci esporrebbero al rischio di blocco dell’erogazione, con conseguente collasso territoriale. La sfida come partito è quella di recuperare la connessione al presente. Una sfida di tale portata abbisogna del contributo di tutti, con energia ed intelligenza nuove, ma mettendo a frutto anche le esperienze del passato».
Sulla fusione, è intervenuto Nino D’Annunzio che ha detto no a una logica «pescarocentrica». Maurizio Teodoro ha parlato della «necessità di una rappresentanza politica che tenga viva la storia della città».
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