Il Pd: viale della Pineta alla Corte dei conti

Blasioli e il gruppo del Comune contro l’amministrazione Masci: lavori sbagliati e pista ciclabile sparita
PESCARA. Dopo le polemiche sulla strada Arlecchino, ribattezzata per via del mix di colori disegnato lungo viale della Pineta, è stato ripristinato il classico asfalto nero, ma con esso è sparita la pista ciclabile che doveva essere realizzata. E a rimetterci sono i cittadini. Ne sono convinti i consiglieri del gruppo Pd in Comune che insieme al consigliere regionale Antonio Blasioli e ad Antonio Caroselli, segretario del circolo Portanuova, ricostruiscono la vicenda.
«Masci si diletta con il gioco dell’oca», ironizza Blasioli, «e su viale della Pineta capita nella casella 58, che riporta al punto di partenza. Il raccordo tra piste ciclabili che doveva essere realizzato non c’è, mentre compare un cartello di zona 30 che per l’amministrazione dovrebbe indicare la pista ciclabile. In mezzo però ci sono 250mila euro di finanziamenti provenienti dalla presidenza del Consiglio dei ministri».
Il progetto della realizzazione della pista, protetta da cordoli, risale al giugno 2018, con l’amministrazione di centrosinistra. A lavori iniziati, nel dicembre 2019, un ordine del giorno proposto da un gruppo di consiglieri della maggioranza dell’amministrazione Masci porta alla sospensione del cantiere per conservare i posti auto. A ottobre 2020, il dirigente Fabrizio Trisi approva una variante che consente la ripartenza dei lavori che, nel primo tratto fino alla casa cantoniera, sfociano nelle opere dai colori sgargianti, poi rimodificati. «Questa procedura è condita di errori e omissioni. Le varianti, secondo quanto previsto nel codice dei contratti, sono possibili solo per casi imprevisti e imprevedibili, mentre qui la modifica viene legata alle rimostranze di cittadini e commercianti. Una motivazione illegittima», dice Blasioli. «La prima variante viene a costare quasi 55mila euro, ma il 23 febbraio, dopo aver scaricato la responsabilità sul direttore dei lavori, che ha fatto ciò che gli era stato chiesto, in fretta e furia si ritorna al punto di partenza, cancellando la pista ciclabile. Il tutto senza atti ufficiali».
La vicenda potrebbe finire ora alla Corte dei Conti: «Stiamo valutando l’ipotesi di un esposto», annunciano. «Questa storia è frutto della superbia e della prepotenza di questa amministrazione che prima interrompe un’opera in corso per mettere in sicurezza una ventina di parcheggi e poi istituisce un’ipocrita zona 30 che non garantisce la sicurezza dei ciclisti». (m.pa.)

