Il piccolo Marco è morto per una malformazione cardiaca

27 Settembre 2015

L’autopsia accerta un’alterazione congenita nel bimbo di 9 anni deceduto mentre giocava a calcio La procura indaga per omicidio colposo il medico che ha firmato il certificato di idoneità sportiva

PINETO. Le certezze di un’autopsia non servono a lenire il dolore di una madre e di un padre precipitati nell’inferno. Ma possono dare un perchè all’assurdo: un bambino di nove anni che muore mentre gioca a pallone. A questo servirà l’inchiesta della procura che nel fascicolo aperto per omicidio colposo iscrive il nome di un medico sportivo e incamera il primo risultato dell’esame eseguito dal medico legale Cristian D’Ovidio: il piccolo Marco Calabretta è morto a causa di una fibrillazione ventricolare provocata da una rara malformazione cardiaca congenita.

Si tratta di una ipoplasia, termine scientifico per indicare che il lato sinistro del cuore, quello che deve pompare il sangue al corpo, è troppo piccolo per farlo. Si poteva vedere con un semplice elettrocardiogramma o sono necessari esami più approfonditi per riscontrare questo genere di malformarzione? E’ questo uno dei quesiti, e forse è il quesito più importante, posto dal pm Andrea De Feis nell’elenco di quelli a cui D’Ovidio, già consulente della procura pescarese per la morte del calciatore Piermario Morosini deceduto durante una partita, dovrà rispondere. E proprio in presenza di un esame irripetibile come quello dell’autopsia il pm ha iscritto nel registro degli indagati il medico sportivo di un centro fuori regione che ha firmato il certificato di idoneità sportiva non agonistica per il piccolo dopo un elettrocardiogramma: si tratta di un atto dovuto che consente all’indagato di partecipare con un proprio consulente all’esame autoptico.

Ma molteplici sono gli esami di laboratori che D’Ovidio farà sui tessuti prelevati nel corso dell’autopsia e che serviranno anche per capire se questo genere di malformazione si possa associare ad altre alterazioni. Tutto nel tentativo di dare un perchè alla morte di un bambino di nove anni che venerdì pomeriggio si è accasciato mentre si stava allenando con i suoi compagni del Pineto calcio allo stadio “Mimmo Pavone”.

Un allenamento come tanti quello organizzato per i “pulcini” la prima categoria della scuola di calcio. Marco era al secondo anno perchè, raccontano, a lui il calcio piaceva. Ma gli piaceva innazitutto l’amore per lo sport che gli aveva trasmesso la mamma Marta Franchi, per anni pallavolista con diverse squadre in A2 e B1 a e attualmente allenatrice del volley Silvi. Gli esercizi, i tiri, le corse spensierate su un campo di calcio sognando di diventare come il tuo campione. Perchè a nove anni la vita non dovrebbe riservarti altro. «A nove anni», scrive su Facebook il suo mister Daniele Castagna che venerdì pomeriggio lo ha preso in braccio dopo che il piccolo gli aveva detto di non sentirsi bene, «non si possono spegnere così i sogni di un bambino pieno di vita e voglioso di diventare forte». Marco abitava con la madre, il padre Giuseppe (fisioterapista) e il fratellino più piccolo nel quartiere Corfù.

La salma, per decisione dei genitori, ieri sera è stata portata a Villa Filiani per una lunga veglia di preghiera. «Marco era sempre sorridente», raccontano alcuni amici di famiglia, «difficile vederlo con il broncio. Era un bambino di nove e anni e quindi pieno di vitalità, di energia, di voglia di vivere. Amava il calcio perchè amava lo sport visto che i suoi genitori gli hanno trasmesso la passione per i valori sani dello sport. Era sempre pronto a dare una mano ai compagni e sognava di diventare un calciatore». Sulla bara ci sarà la sua maglietta del Pineto calcio, A Marco, nove anni e tanti sogni, sarebbe piaciuto così.

©RIPRODUZIONE RISERVATA