Il pirata si consegna ai carabinieri

Denunciato l’investitore del ragazzo in bici: sono scappato perché pensavo che mi rubassero l’auto. Parla il padre del ferito
MONTESILVANO. Due testimoni l’hanno visto e ai carabinieri hanno raccontato di un’Audi A4 nera che, dopo aver investito un ragazzo di 21 anni in bicicletta lungo via Piceni a Montesilvano, non si è fermata ed è scappata. Poi, i carabinieri lungo la stessa strada hanno trovato pezzi di un fanale e di un paraurti nero. E proprio quando stavano per arrivare all’investitore, anche grazie a due telecamere della zona che hanno ripreso una parte della targa, è stato lui stesso a presentarsi nella caserma dei carabinieri di via Agostinone. È successo martedì scorso.
Ha un nome, un cognome, un volto e anche una giustificazione l’automobilista che, intorno alle 6 di domenica scorsa, ha travolto un fotografo pescarese che stava tornando a casa dopo una notte di lavoro nei locali. L’investitore è M.Z., di 35 anni, informatore medico di Montesilvano: i carabinieri hanno reso noto solo le iniziali. È stato denunciato per omissione di soccorso e lesioni.
Il ragazzo pescarese ferito è ancora ricoverato nel reparto di Neurochirurgia dell’ospedale di Pescara: «Non ricorda cosa gli è successo», racconta il padre, Giampiero Capitanio, volontario della Croce rossa. Il trauma cranico provocato dall’investimento gli ha provocato una amnesia temporanea: «Ricorda di essere uscito dalla discoteca Cantieri di Città Sant’Angelo e di essersi messo in bici per tornare a casa. Poi il buio», dice il padre, «ma adesso si è svegliato e sta meglio».
Questa, invece, la versione dell’investitore: ai carabinieri, guidati dal capitano Vincenzo Falce, ha raccontato di aver visto una persona in bici lungo la strada e poi di aver sentito il rumore di un urto. Se non si è fermato per prestare soccorso, così ha detto, è stato solo perché pensava che fosse la truffa del finto incidente: una tattica in cui si simula un incidente e quando l’automobilista scende dall’auto per soccorrere la persona ferita ecco che entrano in scena i complici e gli rubano la macchina.
Il padre del ragazzo investito pensa alla salute del figlio che ha una prognosi di 40 giorni: «Domenica mi ha chiamato una mia collega della Croce rossa che ha riconosciuto mio figlio in Pronto soccorso. Da volontario in Croce rossa, di queste cose ne vedo tante ma quando ti succedono in prima persona è diverso. Non lo auguro a nessuno», dice Capitanio, «e poi che mio figlio sia stato investito da un’auto pirata mi ha fatto ancora più rabbia: un incidente stradale può capitare a chiunque, ma che l’automobilista non si sia fermato subito potrebbe nascondere troppe cose».
La fortuna del ragazzo ferito è stata che in via Piceni c’erano dei testimoni: «Mio figlio sarebbe potuto rimanere sul ciglio della strada senza nessun aiuto. È stato un bene che sia stato soccorso da quelle persone. E, sempre per fortuna, gli stessi testimoni hanno visto la macchina fornendo indizi utili ai carabinieri». Ma l’investitore si è costituito prima ancora di essere rintracciato: «Forse, ha avuto un minimo di coscienza nel costituirsi», dice il padre del ragazzo ferito, «ora non chiedo altro che la giustizia faccia il suo corso».
La famiglia Capitanio si è affidata all’avvocato Maria Grazia Del Pretaro: «Aspettiamo di conoscere i prossimi risvolti dell’indagine e poi», dice il legale, «decideremo se presentare una querela integrando i fatti oppure no».
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