Il “pirotecnico” Mimì e quell’omaggio a Bartali

11 Novembre 2016

Ha novant'anni l’ultimo custode della tradizione dei fuochi d’artificio in città Con la De Deo & figli ai Colli illuminava tutte le feste, poi il laboratorio esplose

PESCARA. Nato sotto il segno dello scorpione ha compiuto in questi giorni novant'anni Domenico De Deo, pescarese doc, ultimo erede della tradizione artistica pirotecnica del laboratorio “Contenti” di De Deo Felice & figli, che per tre generazioni a cavallo dei due secoli ha illuminato i cieli abruzzesi durante le feste patronali e cittadine.

Quinto di ventuno figli, Mimì – come lo chiamano tutti – divenne responsabile a tutti gli effetti dell'attività di famiglia assumendo interamente il ruolo del padre quando questi si ammalò. Nonostante la sua veneranda età, Domenico ricorda perfettamente le miscele delle polveri e la difficoltà accompagnata dall'eccitazione della vita precaria da “sparatore”.

«Erano bei tempi», racconta, «mentre lavoravo fischiettavo e cantavo le canzoni di Claudio Villa e tutte le ragazze del vicinato mi chiamavano da lontano, ma io non potevo rispondere, dovevo rimanere concentrato altrimenti saltavo in aria!». La famiglia De Deo possedeva un laboratorio sul Colle Marino – allora in aperta campagna – che Felice aveva ereditato dal padre, Camillo, in cui ci si occupava di preparare artigianalmente le “bombe”, come venivano chiamati in gergo i giochi pirotecnici. Era uno dei più famosi del centro Italia, cavalcò la cresta dell'onda già nel 1907, quando gli fu dedicato un articolo sulla rivista futuristica “Il Secolo XX” e successivamente venne premiato con numerose medaglie, una coppa d'argento e, nel ’32, un diploma di benemerenza che rese l'attività della famiglia ancora più prodiga, tanto che Felice e sua moglie Maria – che a quei tempi, in pieno fascismo, era addirittura la seconda donna con la prole più numerosa in Italia – riuscirono a permettersi degli operai, anche donne e bambine, per cui in cambio di lavoro venivano offerti vitto e alloggio a intere famiglie.

Il laboratorio Contenti si occupò per anni della maggior parte delle feste sul territorio abruzzese a cui Domenico partecipava correndo su e giù sempre in sella alla sua bici, e quando a tarda notte rientrava a casa lasciava i soldi che aveva guadagnato a suo padre, contribuendo così a mantenere i suoi fratelli più piccoli. In quel periodo il lavoro da fuochista non era affatto una garanzia, soprattutto perché la guerra era finita da appena qualche anno, il laboratorio aveva perso i suoi operai e c'era rimasto soltanto lui, con l'aiuto saltuario di alcuni dei suoi fratelli, a tu per tu con le “bombe”.

È sempre difficile per chi fa questo mestiere sorprendere gli spettatori ma bene o male si riesce a non deluderli mai. La parte faticosa è sorprendere se stessi e quando accade non lo si può dimenticare: Domenico non ha dubbi. «Era la festa del Sacro Cuore di Gesù a Pescara», ricorda, «mio fratello Nino, che disegnava le forme che i fuochi avrebbero avuto nel cielo, aveva ideato un tributo a Bartali vincitore del Tour de France: una bicicletta di compensato con le ruote che mandavano girandole di fuochi artificiali e una maglia gialla issati su un palo. Riscossero tanto successo che l'anno dopo», racconta ridendo Mimì, «gli organizzatori della festa di Sant'Andrea non ci chiamarono perché se l'erano presa» .

Ma il laboratorio non era destinato a resistere ancora per molto: era il 1955 quando prese fuoco e diede luogo a una grande esplosione. Nessuno era nei paraggi e per le persone non ci furono conseguenze per le persone, ma questo non fu sufficiente a ricostruirlo. Così dopo circa 60 anni la ditta De Deo Felice & figli chiuse, lasciando Mimì unico custode delle antiche tradizioni.

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