Il pm: «Concerti e corruzione, cinque anni e 4 mesi per Cuzzi»

La requisitoria del pm Sciarretta: sette ore in aula per ricostruire le accuse agli otto imputati «Non è un processo politico alla precedente amministrazione, illeciti i finanziamenti ai partiti»
PESCARA. «Non è un processo politico o a un partito, né contro la precedente amministrazione comunale, e neppure un processo per sindacare scelte politiche, anche perché non è nostro compito: è un ordinario processo per reati contro la pubblica amministrazione». Così ha iniziato la sua requisitoria il pm Luca Sciarretta nel processo Grandi eventi, quello sugli affidamenti diretti da parte del Comune di concerti e manifestazioni che coinvolge 8 imputati.
ECCO LE RICHIESTE Poi, la conclusione con la richiesta di sette condanne a complessivi 27 anni e mezzo di reclusione e una assoluzione (per la funzionaria Asl, Leila Colucci). Cinque anni e 4 mesi, la pena richiesta per l’ex assessore al Turismo Giacomo Cuzzi; 5 anni all’imprenditore dello spettacolo Andrea Cipolla; 4 anni al suo collega Cristian Summa; 5 anni e 2 mesi ciascuno per l’ex assessora Simona Di Carlo e il dirigente Asl ed esponente politico, Moreno Di Pietrantonio; 10 mesi a Gianfranco Berardinelli, socio di Cipolla; due anni ad Alessandro Michetti, altro imprenditore; condanna delle società coinvolte come persone giuridiche al pagamento di una sanzione pari a circa 65mila euro, oltre all’interdizione per 5 anni.
SETTE ORE IN AULA Quasi sette ore di requisitoria per motivare, nei dettagli, il perché di quelle richieste di condanne, così come il perché dell’assoluzione chiesta per quasi tutti gli imputati dalla turbativa d’asta, ma solo perché assorbita dal reato di corruzione; ed infine le responsabilità per il finanziamento illecito dei partiti. «Questo è un processo di fatti e circostanze ampiamente dimostrate», ha detto il pm, «con delle misure cautelari confermate dal riesame e ricorsi in Cassazione dichiarati inammissibili».
PAROLA AL PM Per l’accusa le ipotesi di reato contestate non sono state assolutamente confutate dalle difese. «Tranne Cuzzi», ha aggiunto Sciarretta, «gli altri imputati non hanno mai ritenuto di doversi confrontare con l’autorità giudiziaria. Una scelta di silenzio assordante anche davanti a voi giudici». E ha chiuso la sua premessa anticipando uno dei temi difensivi: «Il fatto che i dirigenti comunali non sono imputati non è un’anomalia, ma un punto di forza di questo processo. Non è un processo a mere irregolarità amministrative, è un processo alle cosiddette tangenti e ai finanziamenti illeciti a politici, e i dirigenti sono estranei a tutto questo». Poi si è entrati nel vivo del processo: l’accusa parla di un «monopolio» riferendosi ai concerti affidati a Cipolla che non era neppure l’unico promoter nel settore. «Il monopolio è frutto di un rapporto corruttivo e la dimostrazione arriva dal fatto che le amministrazioni precedenti e successive hanno organizzato eventi senza Cipolla. Scelte, quelle di Cuzzi, fatte senza un principio di rotazione». E ancora: «Ciò che contava non erano i cantanti che Cipolla aveva, ma il fatto che Cuzzi voleva solo Cipolla: un rapporto tra un assessore che sostanzialmente ingaggia un promoter: poi gli artisti sono un fatto secondario». L’accusa è scesa nei dettagli di circostanze e fatti parlando di corruzione e finanziamento illecito dei partiti. Ha parlato dei rapporti di amicizia tra Cuzzi e Cipolla, del concerto di Luca Barbarossa che servì per fare la provvista dei 5mila euro di tangente da consegnare a Cuzzi; dei manifesti elettorali pagati dall’imprenditore; dell’inattendibilità della ex compagna di Cuzzi e sua mandataria elettorale; della cena a Bolsena, della chiusura della campagna al Megà con i Gemelli Diversi. Tutto pagato dalle società di Cipolla. Accuse supportate, per la procura, da una montagna di intercettazioni che mettono un po’ in crisi le difese. Così come l’esibizione del tenore Piero Mazzocchetti che, contrariamente a quanto sostenuto da Cuzzi e non solo, venne pagata da Cipolla; per arrivare alla consegna dei 5mila euro di tangente nel portone della casa di Cipolla: «In quel momento facemmo una scelta investigativa di non fermare Cuzzi, ma comunque la prova finale logica viene dai documenti e dalla sovrafatturazione del concerto di Barbarossa».
SOLDI AI PARTITI Sul finanziamento illecito il pm è stato categorico: «Non ci sono delibere in questo senso da parte delle società e nessuna comunicazione da parte di Cuzzi come prevede la norma». Poi la corsia preferenziale che Di Carlo e Di Pietrantonio riservarono a Summa per i suoi progetti. Anche qui numerose le intercettazioni tra i due politici, alcune davvero molto esplicite sul loro ruolo. Così come esplicite sono le affermazioni di Di Pietrantonio che si impegnò, quale dirigente Asl, per cucire un bando addosso a Di Carlo per favorirla in relazione alla sua assunzione per tre anni alla Asl, senza che in questa vicenda ci fosse il coinvolgimento della funzionaria Colucci per la quale il pm ha chiesto l’assoluzione.
PROSSIMA TAPPA La parte civile Asl, rappresentata dall’avvocato Alessandro Dioguardi ha chiesto il risarcimento del danno e una provvisionale. Il 10 giugno prossimo parleranno l’avvocato Marco Spagnuolo, in difesa di Cipolla, e i difensori di Michetti e Di Carlo. Il 1° luglio, salvo imprevisti, discuteranno i difensori di Summa (difeso da Ugo Di Silvestre) e di Cuzzi, gli avvocati Massimo Galasso e Gianfranco Iadecola che dopo la requisitoria ha dichiarato: «Sin d’ora anticipo che non siamo d’accordo sulla ricostruzione dell’accusa. Se così fosse, Cuzzi oggi dovrebbe essere contornato da numerosi soggetti: tutti coloro che hanno curato la sua indicazione di iniziativa e i colleghi di giunta che l’hanno condivisa».
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