Il pm Di Matteo: mafia e corruzione due facce della stessa medaglia

7 Dicembre 2019

PESCARA. Corruzione e legalità. Sono stati questi i temi del convegno organizzato dall'Aiga di Pescara (Associazione italiana giovani avvocati), impreziosito dalla presenza del pm Nino Di Matteo,...

PESCARA. Corruzione e legalità. Sono stati questi i temi del convegno organizzato dall'Aiga di Pescara (Associazione italiana giovani avvocati), impreziosito dalla presenza del pm Nino Di Matteo, neoconsigliere del Csm e, come lui stesso ha ricordato, insignito della cittadinanza onoraria pescarese. Di Matteo è stato l'ultimo a prendere la parola e quando l'ha fatto ha voluto concentrare la sua attenzione sul problema legato alle mafie, che come ha sottolineato non riguarda più solo quei territori in cui il fenomeno è nato e si è radicato, ma rappresenta ormai una questione nazionale per non dire mondiale.
«Mafia e corruzione sono due facce della stessa medaglia», ha detto davanti a una folta platea, lui che ben conosce le organizzazioni siciliane, tanto da vivere sotto scorta dal 1993 per le minacce ricevuto in seguito alle sue indagini sulle stragi che hanno portato alla morte dei giudici Falcone e Borsellino. «Cosa Nostra è stata l’unica organizzazione criminale che ha ucciso decine di magistrati, ufficiali di polizia, carabinieri, prefetti, politici, sacerdoti, imprenditori e giornalisti. Ha saputo acquisire spazio e influenza, condizionando lo scenario politico come nessun'altra organizzazione al mondo ha saputo fare. Nel suo Dna c’è la consapevolezza che senza il rapporto con il potere, l’organizzazione sarebbe stata una banda di sciacalli da poter eliminare con una semplice azione di repressione». Quindi, ha citato alcuni esempi per far capire come il problema mafia riguardi l'intero panorama nazionale, dal processo Andreotti a quello Dell'Utri, fino alle sette stragi e alla trattativa stato-mafia. Tutti casi, secondo il pm, che dimostrano come le cosche fossero presenti su tutto il territorio nazionale già dagli anni 70 e non solo oggi, in cui in regioni come Lombardia e Veneto si avverte la contaminazione criminale, specie sotto il profilo economico. Insieme a Di Matteo, nella sala consiliare del Comune, erano presenti anche il presidente del tribunale di Pescara Angelo Bozza, Fabrizia Francabandera, presidente della Corte d'appello dell'Aquila, il procuratore generale Pietro Mennini, il giudice Aldo Aceto, Nicola Pisani, docente di diritto penale a Teramo, il sindaco Carlo Masci e gli avvocati Andrea Cocchini, Mariarita Mirone, Donato Di Campli, Antonio De Angelis e Giovanni Di Bartolomeo.