Il pranzo di Pasqua diventa da asporto La sfida dei ristoratori

Tante le proposte per oggi e domani, ma c’è anche chi non apre «La richiesta è minore, legata a una scarsa capacità di spesa»
PESCARA. È una Pasqua fiacca per i ristoranti pescaresi. Chiusi al pubblico da quasi due mesi, per i locali l’unica possibilità di lavorare è data dal servizio di asporto. In occasione della domenica di Pasqua e del lunedì dell'Angelo alcuni hanno pensato a menù ad hoc, altri continuano a lavorare con la consueta offerta. Le prenotazioni per qualcuno sono andate bene, per altri invece si sono rivelate sottotono. Ormai tra i ristoratori è sempre più forte la delusione per i continui slittamenti per la ripartenza, alimentata dal nuovo decreto legge che fino alla fine del mese toglie alle regioni la possibilità di entrare in zona gialla e quindi impedisce la riapertura almeno all'ora di pranzo.
«Abbiamo deciso di fare una proposta per la cena del venerdì santo e per la domenica di Pasqua», spiega Daniele D’Alberto, del ristorante bistrot Nole. «Devo dire che ci siamo difesi bene e che soprattutto per il pranzo di oggi le prenotazioni sono state numericamente buone. Per il giorno di Pasquetta invece abbiamo deciso di concentrarci solo sulle colazioni». Se l’anno scorso Fattoria Toccaferro aveva progettato delle box con menù fisso e prodotti semilavorati per Pasqua, questa volta ha deciso di fare l'asporto con il menù a la carte. «Ho voluto lasciare le persone più libere di comporsi da sole il proprio pranzo», spiega Daniele Capperi, titolare insieme alla sorella Federica di cinque locali tra Pescara e Chieti, uno dei quali aperto all’inizio di febbraio. «Per Pasquetta sta andando molto bene anche la vendita al nostro banco carni, specie di agnello e arrosticini crudi che poi i clienti si cuociono al barbecue da soli». Un pochino sottotono le prenotazioni registrate da Luciano Passeri, che per via della pandemia è stato costretto a chiudere uno dei suoi tre locali, la pizzeria gourmet Passeri in Centro. «Per Pasqua e Pasquetta sto lavorando con il ristorante Foconè», sottolinea. «Ho pensato a un menù dedicato per il pranzo di oggi, mentre per Pasquetta va di più la brace. Richieste ce ne sono state, ma meno di altre festività passate. Credo che comincino a pesare i problemi economici legati alle continue chiusure, che portano le persone a ridurre le spese». Si è dato la stessa spiegazione Fabio D’Anastasio, proprietario di Alla Brace a Montesilvano e di Acquapazza a Porta Nuova. «Per il pranzo di Pasqua, abbiamo fatto un gemellaggio di Acquapazza con 4 Vele per unire le due clientele e invece abbiamo avuto appena 50 prenotazioni. Ci aspettavamo di più. Credo che la poca richiesta sia collegata a una scarsa capacità di spesa. Tante persone sono in cassa integrazione, ma i fondi non sono arrivati. Per Pasquetta le richieste sono state praticamente inesistenti, ma in generale l’asporto nell’ultimo mese ha subito un vero e proprio crollo. Abbiamo ridotto il servizio solo al weekend, ma i risultati non sono sufficienti per coprire i costi».
Chi la strada dell’asporto ha scelto di non percorrerla per nulla è Gabriele Di Leandro, giovane proprietario della storica Taverna 58. «Abbiamo intrapreso una linea per rispettare la tipologia della nostra proposta, una cucina fatta sul momento e quindi anche per la Pasqua non abbiamo voluto forzarci. Ultimamente i clienti fissi ci stanno chiamando spesso per chiederci quando potremo riaprire. Noi non vediamo l'ora di ricominciare, sperando che quando toneremo al lavoro sarà in maniera definitiva». Niente asporto sotto Pasqua neanche nel ristorante dei fratelli Leonardo e Lorenzo Sabatini, della braceria Piazzaforte dei Sabatini. «Arrosticini e pizza non sono prodotti adatti per il pranzo di Pasqua. Niente richieste nemmeno per Pasquetta e quindi abbiamo deciso di restare chiusi. Aspettiamo la ripartenza, di cui al momento non c'è nessuna certezza. Siamo demoralizzati perché non ha senso questo accanimento con la ristorazione».

