Il prefetto: «Questa non è una zona franca»

31 Gennaio 2024

Della Cioppa: eccezionale risposta da parte dello Stato. Il questore Montaruli: usati metodi militari

CHIETI. «Questa operazione, oltre a dimostrare che nessun crimine può rimanere impunito, evidenzia la capacità delle forze di polizia di colpire i responsabili di condotte criminali anche a distanza di molti mesi»: così il prefetto Mario Della Cioppa commenta l’arresto dei responsabili dell’assalto al caveau dell’Ivri del 24 marzo scorso a San Giovanni Teatino. «Sono orgoglioso», sottolinea Della Cioppa, «dell’eccezionale risultato raggiunto dalla questura di Chieti e dagli uomini e donne della squadra mobile che, con i colleghi di Foggia, hanno condotto una straordinaria operazione di polizia».
Per il prefetto «le misure adottate nell’ambito dell’operazione a carico dei responsabili dell’assalto valgono da monito a chi pensa di poter giungere in questa provincia per delinquere, confidando di farla franca, ma si trova davanti la ferma risposta dello Stato, fortemente radicato sul territorio e presente su più fronti: dalla repressione dei reati, che oltre alla polizia di Stato vede il forte contributo dell’Arma dei carabinieri, che recentemente ha assicurato alla giustizia responsabili di efferati omicidi, della guardia di finanza sul fronte economico finanziario, sino alle misure interdittive adottate dalla prefettura, in materia di infiltrazioni criminali. Un sentito ringraziamento anche alla Direzione distrettuale antimafia dell’Aquila e alla magistratura in generale».
«È stato un eccellente risultato portato a termine grazie al lavoro costante, alla professionalità, alla bravura della Mobile di Chieti unitamente ai colleghi di Foggia, sotto il coordinamento del servizio centrale operativo di Roma», aggiunge il questore di Chieti Aurelio Montaruli, che ricorda come le indagini siano state condotte anche dal vice questore Miriam D’Anastasio, ex capo della Mobile di Chieti oggi dirigente del commissariato di Lanciano, ed elogia l’«apporto dato dagli operatori della polizia scientifica che ritengo sia una delle migliori polizie scientifiche al mondo». Grazie a loro «è stato possibile ricostruire tutti i passaggi e quindi arrivare al risultato di oggi. Usano tecniche simili a quelle militari», dice Montaruli a proposito dei criminali, «evidentemente c’è una esercitazione che non è episodica nell’utilizzo delle armi, ma anche nelle tecniche vere e proprie: abbiamo avuto modo di vedere, anche dai filmati, che si muovono come fossero dei militari».(a.rap.)