Il presidente del Cai: montagna devastata da troppa neve e scosse

19 Marzo 2017

FARINDOLA. «È stato un nevemoto, non è stata solo una valanga». Luigi Di Giuseppe è il presidente del Club alpino di Farindola e conosce ogni metro di Rigopiano. Ama la fotografia ed è la memoria del...

FARINDOLA. «È stato un nevemoto, non è stata solo una valanga». Luigi Di Giuseppe è il presidente del Club alpino di Farindola e conosce ogni metro di Rigopiano. Ama la fotografia ed è la memoria del territorio. «Quella del 18 gennaio scorso non è stata una slavina come tante», ipotizza, «è stato un evento di tipo alpino e non appenninico». Una forza troppo grande, una potenza di 120 mila tonnellate di neve, alberi e detriti capace di distruggere un albergo di 4 piani. «Una valanga di questa portata», dice Di Giuseppe, «da queste parti non c’era mai stata. In questa zona siamo abituati a piccole valanghe che, solitamente, vengono frenate dal bosco». Due mesi fa, invece, la forza della neve ha sradicato un bosco portandosi via alberi secolari di faggio. «È stato un fatto eccezionale che, probabilmente, non ricapiterà più. E anche se dovesse capitare, in quella zona, non ci sarà niente: impossibile ricostruire a Rigopiano».

Farindola territorio di valanghe? Di certo c’è che i dati dell’elenco storico delle valanghe raccontano che, tra il 1999 e il 2005, si sono registrate 10 slavine tra Farindola e Arsita, comune confinante. E di queste 10 valanghe, tre a poca distanza dal resort. «È stata una valanga impressionante», afferma il presidente del Cai, «una slavina che ha fatto addirittura due curve. Secondo me, è stato l’effetto combinato della tanta neve e del terremoto. Le scosse potrebbero aver lesionato il ghiaccio sottostante e, al di sopra, la neve sarebbe scivolata forte: potrebbe essere stato un collassamento unico». Ma ci vorrà ancora tempo per sapere la verità: «Bisognerà aspettare che si sciolga tutta la neve per controllare il terreno». Le cause che hanno innescato la valanga sono parte dell’inchiesta e, dopo i primi rilievi, toccherà al consulente della procura Igor Chiambretti ricostruire la dinamica. Secondo Chiambretti, per ora, le 5 scosse del 18 gennaio non c’entrano con la valanga.

Farindola e la sua montagna. Farindola e la sua economia. «Con la valanga è morto un paese intero», continua Di Giuseppe, «Farindola è la trentesima vittima della tragedia: c’era un afflato tra l’attività di Rigopiano e il paese. Intorno all’albergo girava un’economia. Ora che l’hotel è stato distrutto e tanti ragazzi sono rimasti senza lavoro bisognerà fare qualcosa altrimenti anche loro saranno costretti a lasciare il paese». (p.l.)

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