Il primario delle intensive: fatelo subito

Marinangeli avverte: i virologi non escludono varianti pericolose e un boom di casi e ricoveri
L'AQUILA. Vaccinarsi e farlo subito. Perché se i numeri dei contagi, in Abruzzo, non sono ancora preoccupanti, è pur vero che il virus si sta intrecciando con l'influenza stagionale, che presenta sintomi abbastanza importanti. Per i pazienti fragili e a rischio tutto questo può rappresentare un serio problema. Franco Marinangeli, primario di Terapia intensiva all’Aquila e responsabile del Servizio di emergenza regionale, invita alla vaccinazione. E ricorda che in Abruzzo i deceduti causa Covid, dall'inizio della pandemia, sono più di 3.600. «Un numero elevato», spiega Marinangeli, «dodici volte i morti del sisma dell'Aquila. Cifre di cui non possiamo non tener conto, che devono spingerci a vaccinarci. Tanto più che l'influenza stagionale ha già avviato il suo corso, con sintomi abbastanza importanti, talvolta simili a quelli del Covid. La soluzione migliore, direi fondamentale per i pazienti a rischio, è la doppia vaccinazione contro l'influenza e il Covid».
Partita il 10 ottobre scorso, consente nella stessa seduta di ricevere la doppia somministrazione. È raccomandata agli over 60 e a tutte le persone dai 12 anni in su con elevata fragilità, agli operatori sanitari e ospiti delle Rsa e alle donne in gravidanza. «L'arrivo dell'influenza stagionale», continua il primario, «sottopone fragili e anziani a un duplice rischio: non dimentichiamo che, prima del Covid, si moriva anche di influenza, con patologie pregresse importanti».
La percezione del Covid, nell'ultimo periodo, sembra essere cambiata «anche alla luce del minor numero di pazienti ricoverati in terapia intensiva. Ma è pur vero che bisogna aspettare e valutare nel tempo se ci sarà un recrudescenza del fenomeno», avverte Marinangeli, che dà per prioritari due obiettivi: vaccinarsi per evitare l'aggravarsi di situazioni già compromesse in pazienti a rischio e per non intasare ospedali e pronto soccorso, creando problemi sul fronte dei posti letto.
«Ci deve essere un atteggiamento di grande responsabilità. Fare prevenzione su noi stessi significa metterci al riparo dalla malattia acuta, tutelare i nostri cari fragili ed è un atto di civiltà verso la società», aggiunge.
«I numeri, allo stato attuale, sono sotto controllo, ma l'appello è una coscienza collettiva diversa, per salvaguardarci dalla malattia e non far collassare il sistema sanitario. Nessuno ha la certezza che tra qualche mese possa verificarsi una ripresa importante dei contagi», afferma il referente del Servizio di emergenza regionale, in prima linea fin dall'inizio della pandemia, «né che possa arrivare una variante peggiorativa del virus, in grado di far risalire improvvisamente i casi e il ricorso alle strutture ospedaliere. Ma sono possibilità che i virologi non escludono affatto». (m.p.)

