Il procuratore Gratteri «Fenomeni mafiosi anche qui in Abruzzo»

11 Dicembre 2023

Il magistrato ieri a Palazzo di città per presentare il suo ultimo libro Sala gremita all’incontro organizzato nell’ambito degli eventi del Fla

PESCARA. «Non esistono isole felici. Anche l’Abruzzo è interessato da fenomeni mafiosi». Così il procuratore Nicola Gratteri ieri pomeriggio a Pescara, a Palazzo di Città per la presentazione del suo libro “Il Grifone”, scritto assieme ad Antonio Nicaso, saggista esperto di 'ndrangheta. All’appuntamento, organizzato nell’ambito degli eventi speciali del Fla, anche il saluto del sindaco Carlo Masci e del presidente del consiglio Marcello Antonelli.
Nella sala gremita, il magistrato ha ringraziato il pubblico presente: «È una situazione ricorrente. In ogni evento di presentazione che abbiamo realizzato, le sale non sono mai abbastanza capienti per accogliere il pubblico. Questo interesse da parte delle persone ci fa molto piacere».
Tra i temi affrontati durante il dibattito moderato da Vincenzo D’Aquino, direttore del Fla, l’ingresso delle mafie nei software e nei social network, la cybersecurity , il ruolo della scuola e del singolo cittadino nella lotta alle mafie, e le criptovalute, terreno fertile per i cosiddetti investimenti illeciti.
«Con l’avvento dei social le mafie esternano il loro potere», ha precisato Gratteri, cercando di spiegare come è cambiata la criminalità organizzata negli ultimi anni. In particolare, i due autori hanno focalizzato l’attenzione sull’imprescindibile legame tra la società sempre più interconnessa e il modo di agire delle mafie, che cercano si sfruttare le potenzialità della tecnologia, di un mondo virtuale, capace di annullare le distanze.
Secondo Gratteri e Nicaso, se un tempo la criminalità organizzata si serviva di uomini pronti a obbedire agendo in maniera sfrontata, ora agisce servendosi di abili professionisti del mondo informatico. «È avvenuta una sorta di metamorfosi, nel mondo mafioso, in particolare in quello della ’ndrangheta», precisa Gratteri, «e così sembra essere meno facile distinguere legalità e illegalità, anche se il modo di interferire nella società è estremamente pericoloso». Di qui la necessità di imparare a riconoscere, secondo gli autori, le azioni di una mafia silente, per proteggere i più giovani, spesso attratti da un sistema apparentemente vincente, ma corrotto.