«Il quartiere Rancitelli in mano alla criminalità»

Il parroco don Max lancia l’allarme dopo gli ultimi episodi di violenza nella zona «Non si tratta più di fatti sporadici, ora le istituzioni devono intervenire»
PESCARA. La mega rissa di domenica sera, avvenuta nel cuore di Rancitelli, se da un lato ha scosso l’opinione pubblica dall’altro ha solamente confermato quello che Don Massimiliano De Luca ribadisce da tempo: «Inutile continuare a parlare di episodi sporadici, qui c’è la criminalità organizzata», afferma senza mezzi termini. «Tra il ’ferro di cavallo’ e il ’treno’ purtroppo la situazione è diventata invivibile. In queste zone almeno il 40% della popolazione vive delinquendo e la vita diventa impossibile anche per la parte sana». E poi analizza con un velo di tristezza: «La brava gente che rimane qui è quella che non può permettersi di andar via. Le agenzie immobiliari non prendono più incarichi in queste zone, nessuno vuole venirci. Siamo il buco nero della città, quello in cui viene ammucchiata tutta la sporcizia, come si fa quando si mette la polvere sotto il tappeto. Invece bisognerebbe spalmare il problema in più zone della città, proprio per evitare questa forte concentrazione. Ci sono solo anziani, i giovani sono fuggiti. Lo scorso anno ho celebrato 54 funerali contro 11 battesimi e 6 comunioni, un dato emblematico».
Lui, tra l’altro, arriva da un’altra zona non facile, Fontanelle: «Ci sono stato nove anni, ma lì la frangia malavitosa era decisamente più esigua, parliamo del 3% degli abitanti. Il culmine è stato raggiunto con l’omicidio Rigante, poi la situazione si è tranquillizzata. Adesso serve il morto anche qui perché chi di dovere intervenga?», si domanda in modo provocatorio.
Ci tiene però a non fare di tutt’erba un fascio: «Se ci riferiamo ai rom va detto che alcuni di loro provano a vivere onestamente, magari lavorando con il mercato dell’ortofrutta. Però è una fascia troppo piccola. Domenica sera il nigeriano è stato pestato perché non sapeva quello che faceva. Un italiano si sarebbe tappato naso e orecchie», chiosa laconico.
Don Max non si limita però a denunciare quella che a suo dire è la quotidianità del quartiere, ma prova a lanciare proposte in grado di fungere da alternativa, soprattutto per i giovani: «Innanzitutto bisogna evitare di costruire palazzi che poi finiscono in mano alla criminalità, come quelli di via Tronto, per esempio. E poi serve la perdita del diritto alla casa popolare per tutti quei soggetti vittime di condanne passate in giudicato. Non è molto, ma se non altro può essere un primo segnale verso il ripristino della normalità».

