«Il regime debole lo rende forte»

Ma l’Occidente non ha davvero voglia di fare la guerra a Pyongyang
di Laurence Figà Talamanca ROMA. In Corea del Nord «assistiamo a una dimostrazione di forza muscolare, ma l'Occidente non ha alcuna voglia di fare una guerra contro Pyongyang». Il professor Andrea Margelletti, presidente del Centro Studi internazionali, commenta con l'Ansa lo scenario internazionale dopo il nuovo test nucleare del regime di Kim Jong-un. «Sbagliamo ad applicare alla Corea del Nord gli standard attuali: Kim vive in un castello di fiabe, in un sistema basato su canoni vecchi di 70 anni, di cui è capo e schiavo allo stesso tempo, completamente chiuso all'esterno - spiega - Ma non credo che voglia arrivare a una guerra: Seul è a portata di cannone, se avesse voluto distruggere la capitale della Corea del Sud, lo avrebbe già fatto».
In realtà, con queste azioni, Kim «pretende di ottenere il rispetto di tutti, vuole essere considerato alla stregua di Usa, Cina e Russia e delle altre superpotenze. Ma questo la comunità internazionale non può permetterlo», avverte Margelletti. Pyongyang «continuerà quindi su questa strada», esibendo il suo programma nucleare nel tentativo di «affermarsi come superpotenza».
«Ma la vera preoccupazione - sottolinea il presidente del Ce.Si - è l'incapacità dell'Occidente di avere una strategia» politica efficace nei confronti della Corea del Nord. «Temo che Europa e Stati Uniti siano nella baraonda più totale». La prima «non esiste, non è un'unione politica né militare, il suo peso sulla scena internazionale è pari a zero». Washington deve invece fare i conti con «la politica americana degli ultimi 40 anni che è stata quella della non proliferazione delle armi di distruzione di massa: è bene che non ce ne siano troppe in giro».
In sintesi, «la comunità internazionale non vuole arrivare allo scontro, ma non sa cosa fare». Anche perché «l'Occidente sa benissimo che in caso di guerra il regime di Pyongyang collasserebbe immediatamente. E nessuno vuole questo. Non lo vuole la Corea del Sud, perché dovrebbe farsi carico di una riunificazione della penisola con dei costi per la ricostruzione inimmaginabili. Non lo vogliono gli Stati Uniti. E non lo vuole la Cina, perché non vuole americani ai suoi confini».
«Paradossalmente - conclude Margelletti - la debolezza del regime lo rende fortissimo».
In realtà, con queste azioni, Kim «pretende di ottenere il rispetto di tutti, vuole essere considerato alla stregua di Usa, Cina e Russia e delle altre superpotenze. Ma questo la comunità internazionale non può permetterlo», avverte Margelletti. Pyongyang «continuerà quindi su questa strada», esibendo il suo programma nucleare nel tentativo di «affermarsi come superpotenza».
«Ma la vera preoccupazione - sottolinea il presidente del Ce.Si - è l'incapacità dell'Occidente di avere una strategia» politica efficace nei confronti della Corea del Nord. «Temo che Europa e Stati Uniti siano nella baraonda più totale». La prima «non esiste, non è un'unione politica né militare, il suo peso sulla scena internazionale è pari a zero». Washington deve invece fare i conti con «la politica americana degli ultimi 40 anni che è stata quella della non proliferazione delle armi di distruzione di massa: è bene che non ce ne siano troppe in giro».
In sintesi, «la comunità internazionale non vuole arrivare allo scontro, ma non sa cosa fare». Anche perché «l'Occidente sa benissimo che in caso di guerra il regime di Pyongyang collasserebbe immediatamente. E nessuno vuole questo. Non lo vuole la Corea del Sud, perché dovrebbe farsi carico di una riunificazione della penisola con dei costi per la ricostruzione inimmaginabili. Non lo vogliono gli Stati Uniti. E non lo vuole la Cina, perché non vuole americani ai suoi confini».
«Paradossalmente - conclude Margelletti - la debolezza del regime lo rende fortissimo».

