«Il riconteggio dei voti non è affatto una prassi»

19 Novembre 2024

PESCARA. «L’attività di verificazione disposta dal Tar sulle elezioni di Pescara non è una prassi. Questo va detto ai pescaresi». A parlare è Carlo Costantini, consigliere comunale e candidato...

PESCARA. «L’attività di verificazione disposta dal Tar sulle elezioni di Pescara non è una prassi. Questo va detto ai pescaresi».
A parlare è Carlo Costantini, consigliere comunale e candidato sindaco nella tornata elettorale dell’8 e 9 giugno passati. Senza troppi giri di parole, in una conferenza stampa a cui hanno preso parte anche il capogruppo del Pd, Piero Giampietro, quello di Avs - Radici in Comune, Simona Barba, quello del M5s, Paolo Sola, la consigliera regionale Erika Alessandrini, il segretario di Avs Daniele Licheri e il consigliere comunale Donato Di Matteo, Costantini ha scelto di rispondere ad alcuni esponenti di centrodestra che nelle scorse ore hanno commentato la risposta del tribunale amministrativo sul ricorso sulle elezioni di Pescara. Ad agosto una candidata non eletta della lista Costantini sindaco e una cittadina vicina alla stessa lista presentarono un ricorso chiedendo l’annullamento o la correzione degli esiti delle operazioni elettorali. Il Tar ha affidato al prefetto Flavio Ferdani un’attività di verifica da concludere entro il 15 dicembre. Il ricontrollo riguarderà non solo i verbali conclusivi ma proprio le schede, di quasi cento sezioni sulle 170 totali presenti in città. «Il fatto che il Tar abbia preso questa decisione implica l’esistenza di gravi irregolarità riconosciute, perché altrimenti il ricorso sarebbe stato rigettato evitando un imponente dispendio di energie. In un procedimento elettorale il rispetto dei requisiti di forma diventa un aspetto sostanziale a garanzia della libertà di voto, della segretezza del voto e della genuinità del voto», evidenzia Costantini.
Gli approfondimenti oggetto della verifica sono di tre tipi. «In primo luogo se vi è coincidenza, in ogni singola sezione, tra il numero di schede autenticate, utilizzate per la votazione ed avanzate», spiega. «Nel caso in cui non vi fosse, risulterebbe consumata l’irregolarità più grave ed invalidante del procedimento elettorale, perché non risulterebbe garantita la genuinità e, con essa, la libertà e la segretezza del voto». Poi la «corrispondenza tra le schede consegnate ai presidenti delle sezioni e quelle che risulterebbero avanzate, perché non utilizzate. Infine, dovrà ripetere lo spoglio dei voti ai candidati a sindaco in circa 70-80 sezioni». Gli scenari che si aprirebbero sono «impossibili da anticipare», dice ancora Costantini. «Dipende da quello che rileverà il prefetto. Ad Atri, ad esempio, per una scheda mancante si è tornati alle urne, in altri Comuni si è disposto di ripetere le votazioni solo in determinate sezioni. Così come potrebbe accadere che il Tar rigetti il ricorso. Bisogna attendere il risultato con serenità». La stessa che mostra il sindaco Carlo Masci. «Siamo tranquillissimi perché le verifiche sono state fatte anche dal presidente del Tribunale nella commissione elettorale. Aspettiamo anche questo riconteggio che confermerà quello che è già stato detto con il voto e nel frattempo continuiamo a lavorare». Ad appesantire il quadro, per la consigliera regionale Erika Alessandrini anche la scelta del Comune, insieme ad alcuni consiglieri di maggioranza, di opporsi al ricorso «dando mandato a 4 avvocati. Questo dà l’idea che il ricorso evidentemente ha preoccupato non poco Masci e i consiglieri, altrimenti non sarebbe stato necessario sguinzagliare 4 legali, per di più pagati con i soldi della collettività. Il Comune dovrebbe restare neutrale e non difendere Carlo Masci».