Il ricordo della segretaria: «Quando piombò in Comune quell’uomo con la pistola...»

«Sono stati anni meravigliosi al fianco di una persona speciale, onesta, seria, pacata. Che non alzava mai la voce. Per me è stato un privilegio aver lavorato con Carlo Pace». Rita Faieta (nella foto)...
«Sono stati anni meravigliosi al fianco di una persona speciale, onesta, seria, pacata. Che non alzava mai la voce. Per me è stato un privilegio aver lavorato con Carlo Pace». Rita Faieta (nella foto), la segretaria del sindaco Pace e di altri quattro sindaci con la parentesi del commissario prefettizio Tranfaglia, è affranta e a fatica parla al passato di Pace, dopo esserne stata l’ombra dal 1994 al 2003. Inevitabile chiederle dell’episodio drammatico che la vide protagonista proprio nella stanza attigua a quella del primo cittadino, in Comune, dove per tre ore fu ostaggio di un uomo armato di pistola in diretta telefonica con Pace. «Era il 10 marzo 2001, un sabato mattina. Ero al telefono proprio con il sindaco quando con l’usciere entrò un uomo armato che mi puntò la pistola. Il sindaco sentì quell’uomo che urlava che mi voleva ammazzare, perché voleva che Pace gli restituisse la patente che non gli avevano ridato in Questura. Pace chiamò il prefetto, il questore. Arrivarono i poliziotti, dopo tre ore con la pistola puntata alla tempia, che scoprii poi carica, l’uomo armato ebbe una crisi ipoglicemica; era diabetico. E l’incubo finì». Un incubo che fa comunque parte della collana di ricordi che Rita Faieta conserva del suo sindaco. «Una persona onesta. Non ho mai visto in nove anni i suoi figli salire sull’auto blu. È entrato in Comune che aveva la figlia che non lavorava ed è uscito che la figlia non lavorava. Questo era Carlo Pace. Una persona perbene». (s.d.l.)

