Il ricordo di quel 25 luglio del 2013
«Sono passati dieci anni, ma noi l’abbiamo sempre nei pensieri, siamo una famiglia, facciamo insieme turni di 12 ore, condividiamo tutto». Severino Zuccarini, caporeparto del turno C , quello di...
«Sono passati dieci anni, ma noi l’abbiamo sempre nei pensieri, siamo una famiglia, facciamo insieme turni di 12 ore, condividiamo tutto». Severino Zuccarini, caporeparto del turno C , quello di Maurizio Berardinucci, usa parole piene di affetto per il collega che la mattina del 25 luglio 2013 accorse, con gli altri in servizio quel giorno, a Città Sant’Angelo dov’era esplosa una fabbrica di fuochi d’artificio. «Io non ero in servizio, quando lessi la notizia sui siti, che erano stati coinvolti dei colleghi, presi l’autoe corsi in caserma. E lì mi dissero che Maurizio era stato portato in ospedale. Poi finì in terapia intensiva, fu trasferito a Roma. Sembrava anche che si era ripreso, stava bene si sentiva tranquillo, ma arrivò la setticemia». Un dolore mai superato per Zuccarini e per tutti gli altri della caserma che ora porta il nome di Berardinucci. «Era un ragazzo dolce, disponibile, attaccatissimo alla famiglia, felice per quella terza bambina arrivata dopo tanti anni dai primi due figli. La consolazione è pensare che Maurizio sia felice pensando che la sua famiglia non è stata abbandonata. Il figlio Moreno è un ispettore dei vigili del fuoco, anche la moglie e l’altra figlia sono entrati nell’ordinamento, con noi non saranno mai soli». (s.d.l.)

