«Il rione è una polveriera»

Sos disperato degli inquilini assediati da bande di stranieri accompagnati da pitbull
PESCARA. Allontanare chi occupa abusivamente gli alloggi. L'imperativo del Sunia Pescara, sindacato degli inquilini rappresentato da Giuseppe Carminelli, è «dare una ripulita» al borgo popolare tra via Rigopiano e via Passo della Portella, divenuto da tempo una polveriera pronta a esplodere. Nell'arco di due anni, il sindacato ha inoltrato diversi esposti all'Ater per chiedere il ripristino della legalità in quella porzione di città allo sbando. Nell'ultimo documento, che risale al 1° novembre scorso, i cittadini hanno ventilato l'ipotesi di «restituire le chiavi» e «organizzare una tendopoli sotto il municipio».
Cacciare gli abusivi, stranieri di etnia macedone (due di loro, zio e nipote, si sono accoltellati il 4 gennaio, ricoverati in ospedale con gravi lesioni) bosniaci e nomadi sinti che «occupano gli alloggi accompagnati da pitbull» per proteggere quello che vorrebbero trasformare in un quartier generale, è l'appello accorato che i residenti con contratto regolare, circa 27 famiglie, rivolgono alle istituzioni: Ater, prefetto, Comune. Via Passo della Portella è una strada sotto assedio, dove le guerre tra bande rivali per spartirsi il territorio, sono all'ordine del giorno. Nuclei familiari che, dal 1958, vivono in quei casermoni (denominati tutti civico 88, distinti dagli interni da 1 a 9) degradati e cadenti, sono esasperati dal clima di intimidazioni ai danni soprattutto delle donne che vengono «minacciate e picchiate quando osano ribellarsi alle gang che da tempo hanno monopolizzato il borgo con spaccio di droga e atti criminosi».
Gli inquilini del quadrilatero edilizio gestito dall'azienda territoriale per l'edilizia residenziale, che si trova a ridosso dell’ospedale, appoggiati dal Sunia, hanno intrapreso una battaglia per proteggere case e persone care dagli assalti di «gente senza scrupoli che ci minaccia: andate via, ci urlano addosso, questo è il nostro territorio, oppure mettiamo fuoco alle case».
Al piano terra di uno degli edifici, dentro un appartamento, rivela il Sunia, «sono state posizionate delle bombole di gas che qualcuno ha minacciato più volte di far esplodere. I residenti vengono minacciati ogni giorno perché questa gente vuole il controllo assoluto della zona per portare avanti i traffici illeciti». Due giorni fa, gli inquilini si sono affacciati alle finestre di una delle palazzine (i cui spazi verdi sono ricoperti dai rifiuti che vengono gettati direttamente dalle finestre in barba ai contenitori che si trovano sui marciapiedi in strada)e hanno notato un coltello dal manico azzurro conficcato nel cuore di un albero. Per Carminelli «è un altro modo gentile» ironizza «per intimidire e spaventare la popolazione». Che, da una parte, chiede «che non si spengano i riflettori della cronaca sul borgo», e dall'altra, «è sempre più terrorizzata da eventuali ritorsioni».
Uno dei primi esposti inviati dal Sunia all'Ater risale al 28 settembre 2016. Due anni fa. Nel documento, si legge che «in considerazione dei gravi comportamenti messi in atto dagli abusivi» gli assegnatari ne chiedono «l'allontanamento per esasperazione». Altrimenti chiederanno un «risarcimento per danni materiali e morali» conseguenti a questa situazione di precarietà, aggravata da una degrado edilizio spaventoso. Seguono le firme di 29 cittadini. Nel secondo esposto, datato 24 giugno 2017, indirizzato a Ater, Comune e prefetto, si raccontano, con nomi e cognomi, episodi di «ribellione tra i residenti del rione e gli abusivi» che avvengono in «una zona molto carica di tensione». A tal punto che, si ipotizza, «potrebbero accadere tragedie».
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