Il ritorno nella regione che ha dimenticato il sorriso

17 Febbraio 2017

di GIULIANO DI TANNA Certo, non riuscirà a tirare fuori il Pescara dal baratro della serie B, ma c’è un obiettivo, se possibile ancora più difficile della salvezza, che Zdenek Zeman è forse già...

di GIULIANO DI TANNA

Certo, non riuscirà a tirare fuori il Pescara dal baratro della serie B, ma c’è un obiettivo, se possibile ancora più difficile della salvezza, che Zdenek Zeman è forse già riuscito a centrare. E’ un risultato che non riguarda il calcio, ma l’Abruzzo.

Tornando a Pescara, la città che abbandonò dopo la promozione in Serie A, cinque anni fa, Zeman ha dimostrato che nell’Abruzzo delle continue scosse di terremoto, delle valanghe assassine e del mare inquinato, ci si può venire. Si può scegliere addirittura di viverci. Sembra una banalità, ma dopo la tragedia dell’hotel Rigopiano di Farindola, non lo è affatto. La regione dei tre parchi, del mare e delle montagne, è diventata, da qualche tempo, anche la terra del pericolo. Chi ha un albergo o un bed and breakfast sta già facendo i conti (sempre più magri) con questa nuova, diversa percezione che, dell’Abruzzo, hanno imparato a coltivare in Italia e all’estero. Basta mettere il naso fuori dai confini regionali per intercettare negli sguardi e nelle parole di chi in Abruzzo non vive un misto di cordoglio e di paura, quando non anche addirittura di ammirazione per chi ha scelto di vivere in un posto che, negli ultimi anni, conquista i titoli dei tg e le prime pagine dei giornali soprattutto per le sue sventure naturali, ma anche umane, politiche.

Sono mesi e anni duri quelli che l’Abruzzo ha alle spalle, ingolfati di lutti e vane attese di un miglioramento delle condizioni di vita. Anni e mesi che gettano un’ombra persistente su un presente così affamato di futuro da farsi bastare poco per ritornare a sperare nella luce. E’ per questo che a riscaldare i cuori intorpiditi dal lungo inverno del nostro scontento può servire anche una notizia come quella del ritorno dell’allenatore che diede ai tifosi del Pescara la gioia di una promozione conquistata per la prima vota vincendo il campionato di B. C’è, naturalmente, chi dirà che Zeman torna per i soldi. Lo dicono già i cinici e gli scettici e quelli (non sono pochi) che non amano il suo calcio scapestrato o che non hanno digerito il “tradimento” della sua fuga da Pescara verso Roma, subito dopo la festa per la promozione, nel giugno del 2012. Ma, si sa, mettere d’accordo tutti è un’impresa che non vale la pena nemmeno di tentare. E’ paradossale, tuttavia, pensare che un uomo che non è un modello di allegria e che centellina le parole anche quando gli altri urlano per la gioia o il dispetto, possa assolvere al compito di confortare una regione depressa. Ma la sorte personale e quella collettiva di una comunità cammina su sentieri che non sono censiti da mappe conosciute. A volte basta poco per capire che la via percorsa come l’unica possibile ha, in realtà, un’alternativa che pensavamo inesistente. E lo sport è il paesaggio psicologico in cui questa piccola epifania può materializzarsi. Non c’è bisogno di un miracolo. Basta una vittoria. E’ sufficiente che la squadra che da ieri Zeman è tornato ad allenare interrompa il filotto che rischia di appiccicarle addosso la medaglia di un primato della vergogna, quello della prima squadra della storia della Serie A a 20 a non aver mai vinto neppure una partita. I tifosi, Pescara (e anche l’Abruzzo che non ha in odio la sua città più popolosa) si acconterebbero anche di una sola vittoria. Perché, sì, abbiamo tutti bisogno di sorridere e di fare festa in questa traversata interminabile verso una riva che si allontana continuamente. Ci sono cose più serie, non c’è dubbio, di quello che da domenica può accadere su un campo su cui corrono 22 giovanotti. La speranza, le speranze dell’Abruzzo si giocano su un orizzonte di tempo più lungo di 90 minuti.

Il ritorno del boemo, però, è pur sempre un piccolo fuoco anche se acceso dalla scintilla del ricordo più che da quella dell’aspettativa. Ma se dovesse, per caso, ricominciare a vincere, di una sola cosa Zeman deve preoccuparsi, di farlo con parismonia, giacchè non siamo più abituati alle buone notizie. Come chi è vissuto a lungo nelle tenebre, tolleriamo con difficoltà anche il più tenue dei raggi di sole.

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