Il rudere sulla riviera nord va abbattuto e ricostruito

18 Gennaio 2017

Il Comune detta le condizioni all’impresa Michelangelo per sbloccare i lavori Ma l’intera operazione rischia di costare un milione e mezzo in più al titolare

PESCARA. Lo scheletro del palazzo di sette piani, realizzato sin dagli anni Novanta sulla riviera nord, deve essere abbattuto e ricostruito con un piano in meno. Sono queste le condizioni imposte dal dirigente dello Sportello unico attività produttive del Comune Gaetano Silverii al costruttore Fiorenzo Tintorelli titolare della società immobiliare Michelangelo, proprietaria dell’edificio incompiuto. Se accetterà, l’imprenditore potrà finalmente riprendere i lavori fermi da 18 anni. Ma l’intera operazione rischia di costare davvero cara al costruttore. Secondo alcune stime, Tintorelli dovrebbe spendere circa 500mila euro per l’abbattimento dello scheletro, oltre a un milione per la costruzione di un nuovo edificio, più i vari oneri per ottenere i titoli edilizi e cioè circa 90mila euro per un ampliamento dei metri cubi e altri 84mila euro per gli oneri concessori (Bucalossi).

La risposta dell’interessato non è ancora arrivata al Comune, ma nel frattempo va avanti il contenzioso tra l’ente e il costruttore che si trascina dal lontano 1999, da quando cioè i residenti degli edifici confinanti hanno cominciato a presentare i ricorsi al Tar per far annullare le concessioni edilizie. E ben tre ne sono state cancellate dai giudici del tribunale amministrativo. Ora, è ancora pendente l’ennesimo ricorso al Consiglio di Stato da parte del Comune per far annullare l’ultima sentenza del Tar, del gennaio dell’anno scorso, con cui i giudici di primo grado, accogliendo parzialmente il ricorso di Tintorelli, hanno ritenuto superata l’ordinanza emanata dall’ente per far abbattere lo scheletro di immobile, alla luce della presentazione di una nuova domanda di regolarizzazione del costruttore e l’avvio di un nuovo e distinto procedimento.

Sulla base di questa sentenza, l’imprenditore si è presentato, nei mesi scorsi, negli uffici dell’ente per richiedere i permessi necessari per riprendere i lavori. Ma il dirigente ha posto le condizioni per poter rilasciare i titoli edilizi. A questo punto la palla passa alla società. Il Centro ieri ha cercato di contattare telefonicamente il titolare Fiorenzo Tintorelli per avere una replica, ma non è stato possibile parlare con lui.

Resta il fatto che a pochi passi dalla rotonda Paolucci nel cuore della riviera nord, vetrina della città, resta in bella vista quello scheletro del palazzo di sette piani considerato, a detta dei residenti della zona, un monumento al degrado. «Se è rimasto tale», aveva fatto presente l’anno scorso la società immobiliare, «il mancato completamento è dipeso dall’interruzione dei lavori a seguito dei ricorsi di alcuni vicini che hanno protestato per ben sei anni dopo l’apertura del cantiere di cui erano perfettamente a conoscenza. La società Michelangelo ha rispettato rigorosamente le concessioni edilizie rilasciate dal Comune, come anche verificato dalla procura della Repubblica dopo accurate e scrupolose indagini». Di tutt’altro parere i residenti che conducono da anni una battaglia per bloccare presunte irregolarità emerse, a loro dire, con la realizzazione dell’immobile. Battaglia che gli ha consentito di ottenere, a seguito di una sentenza del Tar del 2013, il diritto ad un risarcimento danni da parte del Comune per «un peggioramento del panorama di cui si godeva precedentemente alla costruzione dello scheletro, con la riduzione della vista sul mare».

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