Il salvadanaio della Caritas per chi ha perso il lavoro

Don Marco Pagniello si appella alla generosità dei pescaresi: basta qualsiasi cifra L’obiettivo: raccogliere fondi per creare nuove occupazioni dopo l’emergenza
PESCARA. Il nome dice tutto. Si chiama “Salvadanaio della solidarietà” la nuova iniziativa della Caritas diocesana per affrontare l'emergenza coronavirus e tamponare i problemi di chi ha meno. In questo momento mancano il cibo, il denaro per fare la spesa e per andare avanti, ma più in là il quadro potrebbe essere ancora più drammatico, perché mancherà il lavoro. Ecco perché si è pensato di creare un salvadanaio per mettere da parte dei fondi, e di affidarlo alla solidarietà dei pescaresi che vorranno donare denaro alla Caritas. Queste somme saranno destinate proprio a chi rimarrà senza un'occupazione.
Motore del progetto è don Marco Pagniello, direttore della Caritas, che può contare sulla collaborazione della Banca di Credito cooperativo di Cappelle sul Tavo. «Abbiamo aperto un conto corrente sulla Bcc e lo gestiremo noi», spiega don Marco annunciando l'Iban del conto che è IT62 E084 3415 4010 0000 0006 903 intestato a Fondazione Caritas onlus. E don Marco spiega anche i motivi di questa scelta, basata anche su una lunga esperienza nel campo, visto che la sua attività in Caritas va avanti da 12 anni. «Quando c'è un'emergenza viene naturale fare qualcosa per chi ha bisogno, perché ci si fa spingere dalle emozioni. Ma una volta passato questo momento, quando torneremo alla routine, so già che ci troveremo a gestire numeri più elevati, come Caritas, e credo che avremo un 25% in più di utenti. Ecco, io sto pensando a quella fase, che sarà di emergenza sociale, dopo quella sanitaria. Nello stesso tempo ci stiamo occupando di gestire l'emergenza, di rispondere alle necessità dell'immediato, anche con la Spesa sospesa». Con un occhio rivolto anche al dopo, don Marco ha deciso di «cominciare a mettere dei fondi da parte, insieme a chi vorrà aiutarci, usando un salvadanaio che apriamo ora e chiuderemo una volta terminato questo capitolo. Lo facciamo con la Bcc che fa da garante e ha anche promesso di sostenerci, e la nostra intenzione è di trasformare quei soldi in una possibilità di ripresa» per chi subirà una battuta di arresto a causa del virus. Don Marco ha già delle idee sul da farsi. «Potremmo attivare dei tirocini formativi, delle piccole start up, o aiutare le cooperative a riprendere l'attività», per fare degli esempi.
Le persone che si ritroveranno con poco o nulla saranno tante, per don Marco, da chi «lavorava in nero ai venditori ambulanti (ad esempio di cover) passando per le badanti e i lavoratori stagionali legati al turismo». Certo, è complicato dire oggi quali progetti potranno decollare.«"In base a quello che raccoglieremo, si farà, e assicuriamo trasparenza alle nostre operazioni», dice don Marco sperando nell'aiuto dei pescaresi, abbienti e meno abbienti.
«C'è gente che ci chiama per fare una donazione, e nei giorni scorsi è bastato chiedere 15 sacchi a pelo per riceverne 35 nel giro di poche ore. Ma una volta superata questa fase di emotività, ce ne sarà una meno impattante dal punto di vista delle emozioni che avrà una durata più lunga e coinvolgerà molte più persone. Quindi il salvadanaio che apriamo oggi vuole essere una risposta a medio e lungo termine» ai problemi che il virus sta creando a famiglie e imprese.
Non importa l'importo della donazione, fa presente don Marco: «Se un'anziana rinuncia a 10 euro della sua pensione, per me quei dieci euro valgono più di mille euro di un ricco», dice il direttore della Caritas rifacendosi al Vangelo. «Ma, ovviamente, i mille euro del ricco sono ben accetti», conclude.
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