Il sindaco: «Basta processi mediatici»

10 Febbraio 2017

«Pronti a costituirci parte civile, Farindola è la 30esima vittima»

PESCARA. «Basta capri espiatori, gli inquirenti stanno facendo il loro lavoro. L’importante è che venga fuori la verità. Ma Farindola è stata la trentesima vittima di questa sciagura. Per questo pretendo rispetto».

Passati i giorni dell’emergenza e della tempesta mediatica che aveva visto rimbalzare le immagini di Farindola e della sua gente da un canale televisivo all’altro, fino a comparire suo malgrado sulle vignette offensive del satirico francese Charlie Hebdo il sindaco Ilario Lacchetta e tutto il consiglio comunale dicono basta. E anche in vista di un processo in cui Farindola potrebbe costituirsi parte civile, come lascia intravedere lo stesso sindaco, mercoledì sera hanno deliberato di procedere alla nomina di un legale. Una mossa che racconta lo stato d’animo di un’intera comunità che oltre a piangere tre delle 29 vittime seppellite dall’hotel, oltre al titolare Roberto Del Rosso, si trova a fare i conti anche con tutto quello è seguito alla tragedia. «Sarà difficile ripartire, difficile dare un futuro ai nostri cittadini e ricreare quello sviluppo che Roberto Del Rosso e i suoi familiari avevano portato nell’hotel Rigopiano», sottolinea Lacchetta, «ma non possiamo subire processi mediatici. Se ci sono responsabilità è giusto che vengano approfondite e accertate in sede giudiziale». Invece, rimarca il sindaco, «l’ente territoriale resta sottoposto a frettolose ricostruzioni che lasciano intravedere come ogni responsabilità dell’accaduto debba ricadere sulle spalle dell’amministrrazione locale, quasi a voler lasciare inesplorati ulteriori spazi di indagine finalizzati all’accertamento delle responsabilità». Il sindaco, chiamato lui stesso dagli inquirenti a dar conto di quello che fece e che non fece quel maledetto 18 gennaio prima della valanga, ripete di non avere niente da rimproverarsi: «L’emergenza era su tutto il territorio e come Comune ci siamo attivati con ogni mezzo e con ogni risorsa, è stato un evento eccezionale anche se non abbiamo ricevuto richieste dirette di aiuto nè da parte degli ospiti nè da parte di Del Rosso quel giorno». E ancora: «Abbiamo perso tutto l’indotto economico. La nostra economia si basava sul turismo e abbiamo perso l’attività ricettiva più importante da un punto di vista qualitativo e quantitativo. Insieme a un pezzo di cuore che era la famiglia di Rigopiano per noi. È chiaro che ora dobbiamo stimolare un sentimento di rinascita che parta innanzitutto dai giovani e dalla promozione di iniziative che guardino al turismo e all’agricoltura».

Tante idee, tanti spunti che però si fa ancora fatica, a Farindola, a mettere in riga. E mentre arriva la notizia di 220mila euro di finanziamento ottenuti con il progetto Scuole belle, per la scuola di San Rocco, mentre il bike park che si stava realizzando nella città dello Sport sarà intitolato nei prossimi mesi “agli Angeli di Rigopiano”, il paese che con il sindaco sta già pensando a un monumento alla memoria da realizzare dove sorgeva il resort, deve difendersi da tutto quello che sta avvenendo fuori.

«Sulle testate giornalistiche nazionali e nei talk show televisivi si è assistito a un sempre più massivo tentativo di ricostruzione degli accadimenti spesso alimentati da documenti filtrati da ambienti non identificabili, che spargono notizie in parte alterate, spesso deviate dal gusto dello scandalo, oltre a vignette offensive comparse su Charlie Hebdo», va avanti il sindaco. Per questo la necessità di affidarsi a un legale, come ha deliberato il consiglio comunale: «L’intera comunità appare già danneggiata dal rincorrersi di affermazioni che vorrebbero farne il capro espiatorio ed appare necessario intraprendere tutte quelle azioni che consentano di tutelare l’interesse della comunità farindolese, sicchè l’accertamento della verità e delle responsabilità dei singoli sia condotta con imparzialità e con il più ampio fronte di indagini». Intanto nei prossimi giorni, meteo permettendo, la Forestale eseguirà un volo strumentale con un drone sulla zona della valanga, per misurarne con esattezza le dimensioni e ricostruirne la dinamica.