Il sindaco: «Così l’Esercito ci ha salvato»

17 Gennaio 2019

Cannavicci conferisce la cittadinanza onoraria al ministro Trenta: fiera di rappresentare uomini e donne delle Forze armate

CAMPOTOSTO. “Campotostana nell’animo che con fare fraterno ha saputo portare la speranza e l’armonia fra la nostra popolazione durante l’esecuzione di attività di demolizione e messa in sicurezza degli edifici. Ha dimostrato che la rinascita del nostro territorio è realizzabile e grazie agli interventi pubblici e privati la comunità può finalmente ritornare a progettare il proprio futuro e ripartire”. È la motivazione con cui il sindaco di Campotosto, Luigi Cannavicci, ha conferito al ministro della Difesa, la cittadinanza onoraria del comune dell’alta provincia dell’Aquila. La cerimonia di assegnazione dell’onorificenza si è svolta ieri nella sala polivalente donata al paese distrutto dal terremoto del 18 gennaio 2017 dalla sezione abruzzese dell’Ana, l’Associazione nazionale alpini. «Sono orgogliosa di essere insignita di questo riconoscimento», ha detto la Trenta, giunta a Campotosto in auto dalla vicina Amatrice (i due comuni distano tra loro una ventina di chilometri), «il grande merito dei nostri militari in questa terra prescinde dalla mia persona, bensì è legato al loro senso del dovere verso Stato e cittadini. Sono fiera di rappresentare questi uomini e queste donne. Sono la parte delle Forze Armate che più si vede perché ci aiutano nel momento dell’emergenza», ha detto il ministro, che ha poi concluso: «Un concetto molto importante, perché noi abbiamo un Paese fragile, che ha bisogno di supporto».
ONORI ANCHE ALL’ESERCITO. Il Comune di Campotosto ha assegnato la cittadinanza onoraria anche agli uomini e alle donne dell’Arma del Genio e del 6° Reggimento Genio Pionieri dell’Esercito che, due anni fa, lavorarono fin dal primo momento a sostegno della popolazione. In quei giorni, gli abitanti del paese, situato a 1.400 metri di altitudine, nel cuore del Parco nazionale del Gran Sasso, vissero, oltre all’emergenza terremoto, anche quella neve. Le forze armate intervennero per salvaguardare l’incolumità delle persone, ripristinare la viabilità e mettere in sicurezza gli edifici, demolendo quelli pericolanti. Durante l’emergenza, in quell’inverno, furono circa 1.500 i militari e 550 i mezzi dell’esercito impegnati in tutto il Centro Italia, con un picco massimo di circa 2.500 uomini e 990 mezzi. L’estate seguente, a partire da agosto, scattò l’operazione “Sabina 2”, in cui le Forze Armate misero a disposizione 310 unità per compiti di demolizione, rimozione e trasporto macerie e verifiche di stabilità degli edifici, in coordinamento con le altre amministrazioni dello Stato.
RECUPERO BENI CULTURALI. L’esercito ha molto ampliato il proprio raggio d'azione: ha supportato il ministero dei Beni culturali nelle operazioni di recupero dei beni vincolati; effettuato i lavori di urbanizzazione delle aree adibite alla costruzione delle Sae (Strutture abitative emergenza), la tanto contestate casette di legno; allestito tendopoli e cucine da campo; svolto azioni di controllo e monitoraggio del territorio per prevenire episodi di sciacallaggio e altri reati. In un anno (i dati forniti dal ministero della Difesa sono aggiornati al gennaio 2018) i militari avevano trasportato oltre 158mila tonnellate di macerie, effettuato 1.024 abbattimenti e completato 3mila 812 verifiche di agibilità.
IL SINDACO. «Il lavoro che hanno fatto i militari è stato eccezionale», ha dichiarato il sindaco di Campotosto, Cannavicci, «ed è stato grazie a loro se abbiamo potuto finire in tempo, prima che scadesse lo stato di emergenza, gli abbattimenti degli edifici inagibili e a rischio crollo. Senza l’esercito non avremmo saputo come fare, considerando che le ordinanze di demolizione erano più di 200. Tantissime, per un comune come il nostro, che non ha nemmeno 600 abitanti. Adesso stiamo rimuovendo le macerie: siamo circa a metà dell’opera».
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