Il sindaco denuncia trenta pescaresi

23 Gennaio 2016

Alessandrini rivela: «Io, offeso su Internet per il caso del mare inquinato e per i disservizi. Non posso tollerare parolacce»

PESCARA. «Mi hanno detto delle cose orrende. Firmare quegli esposti contro persone che neanche conosco mi ha provocato un disagio incredibile». Il sindaco Pd Marco Alessandrini, avvocato di professione, non ci sta a farsi insultare e, per questo, ha denunciato quasi 30 persone che su Facebook gli avevano scaricato addosso parolacce e offese. Per il sindaco, il commento peggiore è stato «figlio di p.». Poi, Alessandrini non ha voluto più fare finta di niente di fronte a quelli che lui stesso definisce «gli inconvenienti del mestiere di sindaco»: in tre esposti ha riportato gli insulti e ha consegnato il materiale alla procura. «E adesso vedremo cosa succede», dice il sindaco che aspetta le mosse della procura e il momento in cui i titolari di quei commenti saranno chiamati a risponderne in tribunale e non più nel regno virtuale di Facebook.

Gli insulti sono cominciati ad arrivare pochi mesi dopo l’insediamento in Comune, mischiati alle segnalazioni dei cittadini su disservizi in città: «In tanti», spiega il sindaco, «mi chiedono interventi, dalle buche sulle strade all’orario del conferimento dei rifiuti, ma qualcuno mi ha insultato». Poi, è arrivato il caso del mare inquinato all’apice dell’estate scorsa, con un divieto di balneazione firmato in ritardo e tenuto nascosto in attesa di un miglioramento della qualità dell’acqua, un caso che è diventato politico con la richiesta di dimissioni del sindaco da parte dell’opposizione e giudiziario con lo stesso sindaco indagato: «Diverse offese», conferma Alessandrini, «sono collegate anche al caso riguardante la gestione della balneazione». In quei giorni, nelle prime due settimane di agosto 2015, i commenti non hanno risparmiato critiche all’amministrazione e qualcuno ha aggiunto parolacce e offese al proprio pensiero. Mai in faccia, sempre su Facebook.

Alessandrini spiega perché ha voluto rispondere con le denunce: «Io ho querelato una trentina di persone perché non ritengo accettabile la libertà di insulto. Tanta gente ritiene che i nuovi mezzi di comunicazione siano una zona franca in cui vige la libertà di insulto ma non è così. Se mi dicono parolacce e offese non è più una critica politica ma dileggio. Comprendo la rabbia sociale che c’è in questo periodo ma», prosegue il sindaco, «è anche vero che c’è un limite all’espressione del proprio dissenso e il limite è la continenza, come dicono i giuristi, quindi se mi danno del “figlio di p.” non è una critica politica ma una frase volgare e diffamatoria». Il sindaco aggiunge: «Magari è una mia sensibilità, non si può mai dire, ma non credo proprio. Comunque, sarà il tribunale a decidere».

Alessandrini racconta che firmare le denunce – tre esposti che raccolgono gli insulti – è stato «spiacevole»: «Rileggere tutte quelle parole riassunte sui fogli delle denunce mi ha lasciato una brutta sensazione. La rete accorcia le distanze ed è un eccezionale mezzo di comunicazione ma le regole devono valere anche su Internet».

Ma chi sono i cittadini che se la sono presa con il sindaco insultandolo? «Non ci sono politici», dice Alessandrini sgombrando il campo dai sospetti, «del resto, non mi piace portare le questioni politiche nelle aule giudiziarie. Io non conosco nessuno e non è neanche detto che siano pescaresi».

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