Il sindaco: «Farindola saprà ripartire»

21 Ottobre 2017

Intervista a Lacchetta, tra i primi sei indagati per il disastro: «Penso di avere contribuito a far emergere la verità»

FARINDOLA. Sono passati nove mesi e qualche giorno da quel terribile 18 gennaio 2017, quando la valanga che si è staccata dal Siella ha distrutto l’hotel Rigopiano provocando la morte di 29 persone. Giorni terribili e momenti difficili. Di certo Rigopiano resterà nella storia come tante altre tragedie del nostro Paese. In attesa che la giustizia faccia il suo corso, la valanga di Rigopiano ha sicuramente segnato un territorio, quello di Farindola, e il suo giovane sindaco Ilario Lacchetta, iscritto nel registro degli indagati. Rigopiano è una ferita che brucia forte soprattutto per i parenti delle vittime. Abbiamo chiesto al sindaco Lacchetta di esternare i suoi sentimenti, i suoi ricordi e le sue speranze.
L’Hotel Rigopiano ha rappresentato tanto per Farindola e il ricordo di Roberto Del Rosso e del suo staff è sempre vivo tra i suoi concittadini. Come ricorda Del Rosso?
«Roberto è stato semplicemente straordinario. La sua visione imprenditoriale e il suo amore per il nostro territorio avevano consentito di realizzare un piccolo miracolo, lottando contro tutto e tutti per valorizzare il suo gioiello nel mondo. Insieme a lui tanti ragazzi che condividevano questo sogno, con inusitato senso di responsabilità e attaccamento al posto di lavoro che rappresentavano il vanto della nostra piccola comunità. Non potremo mai dimenticare questi eroi».
Dai suoi compaesani ha ricevuto attestati di stima e affetto durante quei giorni d’emergenza, tra neve e terremoto. Ci racconti le sue emozioni.
«Giorni intensi e difficili durante i quali sono stato affiancato da dipendenti e cittadini che insieme a me hanno consentito di affrontare con coraggio e senso del dovere una emergenza mai vissuta prima, con due metri di neve e quattro scosse di terremoto. La stanchezza e le corse di speranza di quei giorni hanno lasciato il posto allo sconforto e al dolore per il tragico epilogo che il destino ci ha riservato».
Il procuratore capo Massimiliano Serpi, che da luglio ha sostituito Cristina Tedeschini, intende ascoltare gli indagati prima dell'avviso di conclusione delle indagini. Lei da aprile è tra gli indagati insieme con il tecnico comunale Enrico Colangeli, il presidente della Provincia Antonio Di Marco, il gestore dell’albergo, amministratore e legale responsabile della società Gran Sasso Resort & Spa, Bruno Di Tommaso, il dirigente della Provincia Paolo D'Incecco e il responsabile del servizio viabilità Mauro Di Blasio. Spera che l’inchiesta arrivi quanto prima a conclusione?
«Potrei risponderle con una famosa frase di Anna Frank: “Quando si dice la verità, non bisogna dolersi di averla detta. La verità è sempre illuminante. Ci aiuta a essere coraggiosi”. Penso di aver contribuito e di continuare ancora oggi con tutte le mie forze e le mie capacità a far luce sulle cause della disgrazia. I tempi della conclusione dell’inchiesta sono e restano nelle mani degli inquirenti, le cui decisioni attendo, condividendone l’ansia dell’attesa con tutti coloro che resteranno per sempre segnati da questa immane tragedia»
Da dove ripartiranno Farindola e Rigopiano?
«La Cuccumella, l’iniziativa imprenditoriale di alcuni ragazzi ex dipendenti del Resort, è sicuramente un segnale positivo ed incoraggiante».
Quali le aspettative e le necessità per il futuro della zona?
«Farindola riparte dal dolore delle vittime che dà forza alla resilienza dei nostri cittadini, capaci di rimboccarsi le maniche con il cuore ancora gonfio di dolore. La zona franca fiscale, gli incentivi alle imprese, un piano marshall per la viabilità che il Comune sta mettendo in atto, la tappa del Giro d'Italia 2018, i fondi per la ricostruzione, la messa in sicurezza dell'istituto scolastico, il potenziamento del complesso sportivo e tante altre misure costituiscono basi solide per la rinascita del nostro territorio. E soprattutto dal ricordo incancellabile».
©RIPRODUZIONE RISERVATA