Il sindaco: quel piazzale è comunale

9 Marzo 2019

«Nessun favore al resort»: Lacchetta si difende dall’accusa di peculato

FARINDOLA. «Pensiamo di aver chiarito veramente tutto in relazioni alle contestazioni di peculato che vengono mosse nei confronti del sindaco di Farindola Ilario Lacchetta». L’avvocatessa Cristiana Valentini, che assiste il primo cittadino di Farindola accusato di peculato in questa appendice sul disastro di Rigopiano, è sicura di aver fornito ai carabinieri forestali che ieri hanno proceduto all’interrogatorio di Lacchetta, ogni elemento utile per chiudere questo fascicolo che interessa anche il gestore dell’hotel Rigopiano, Bruno Di Tommaso, il cui interrogatorio è previsto per lunedì.
«Abbiamo depositato un documento fondamentale agli investigatori: la visura catastale dalla quale emerge che il piazzale di cui si parla, antistante la struttura alberghiera, quello che il sindaco avrebbe fatto ripulire utilizzando i mezzi comunali, in effetti è ed è sempre stato del Comune di Farindola.
Quindi, il rilievo penale a questo punto è inesistente. Abbiamo anche chiarito la vicenda della frana che ostruì il passaggio della strada che portava all’hotel: altra circostanza per la quale il sindaco fece intervenire i mezzi comunali dopo che non aveva ricevuto notizie a riguardo dalla Provincia, perché si trattava di una questione di incolumità pubblica».
Insomma, la difesa di Lacchetta ha prodotto a suo dire prove e dichiarazioni testimoniali raccolte nell’ambito dell’attività difensiva, di due operai e un ex dipendente comunale, gli stessi che verrebbero citati nei messaggi tra Lacchetta e Di Tommaso e quelli tra il sindaco e il povero Roberto Del Rosso, il responsabile della società che gestiva la struttura (tra le 29 vittime della tragedia).
La difesa sostiene in definitiva l’opposto di quanto asserisce l’accusa, e cioè che sarebbe stato più volte Del Rosso a pagare di tasca sua quegli operai che lavoravano come contoterzisti per il Comune, per ripulire il piazzale e fare altri lavori simili. Per definire questa fase istruttoria del procedimento, nelle mani del sostituto procuratore Paolo Pompa, relativo a fatti compresi tra il 2014 e il 2015, bisognerà attendere l’esito dell'interrogatorio di Bruno Di Tommaso. Poi tutto tornerà nelle mani del magistrato che dovrà valutare se procedere oltre, o ritenere esaustive le risposte degli indagati in questo procedimento costola del processo madre sul disastro di Rigopiano.
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