Il sindaco ricorda il padre «Lo rivivo nei suoi scritti»

31 Agosto 2018

Al Museo delle Genti “Buon compleanno Emilio”, il figlio Marco onora il magistrato Applausi e commozione in sala. Il presidente del Csm Legnini: «È stato un eroe»

PESCARA. «Di mio padre ricordo perfettamente il suo buffo travestimento da Babbo Natale, con la barba bianca e un accappatoio blu, l’ultimo anno che l’abbiamo trascorso insieme. E poi il saluto, usuale, che mi diede lasciandomi all’ingresso di scuola, il giorno che fu assassinato. Almeno pensavo che fosse usuale». A ricordare con queste parole il magistrato Emilio Alessandrini, nel giorno in cui avrebbe compiuto 76 anni, è il figlio Marco, sindaco di Pescara e ospite principale nella giornata dedicata al giudice nato a Penne e ucciso per mano di un commando terrorista di Prima Linea la mattina del 29 gennaio 1979. «Avevo solo 8 anni e non comprendevo i rischi che correva svolgendo il suo lavoro. Anzi, lui cercava di tranquillizzare tutti in famiglia e io vivevo in un clima di serenità». Quindi prosegue: «Non ho avuto abbastanza tempo per conoscerlo bene e provo a riviverlo leggendo i suoi documenti, che per me sono diventati stanze di vita quotidiana. L’ho sempre chiamato Emilio. Oggi Emilio, più che un padre, per me sarebbe un fratello minore».
Le sue parole rimbombano all’interno della sala conferenze del museo delle Genti d’Abruzzo, gremita in ogni ordine di posto e impreziosita dalla presenza di importanti autorità. Tra queste spicca il vice presidente del Csm Giovanni Legnini che lo ricorda così, nel pomeriggio chiamato “Buon compleanno Emilio”, a 40anni dalla scomparsa: «Insieme ad altri magistrati, è stato importante per aver fondato la cultura giudiziaria necessaria per combattere chi semina odio e paura. È stato un innovatore che non esito a definire eroe, specie in quel periodo storico in cui di eroi, purtroppo, ce ne furono diversi». E poi annuncia: «I suoi atti sono stati desecretati e adesso sono consultabili sul sito del Csm».
Nel corso del pomeriggio i presenti hanno potuto assistere anche alla proiezione di un video dal titolo “Emilio Alessandrini, uomo d’Abruzzo, magistrato d’Italia”, un modo per ricordare e omaggiare la figura del magistrato nato a Penne. Gli amici e i colleghi lo ricordano come una persona buona e generosa, democratica e pronta ad aiutare il prossimo, come quando prese i soldi del primo stipendio per dividerli con i fratelli.
A moderare il dibattito lo storico Enzo Fimiani, che prima di cedere la parola ci tiene a dare il suo contributo: «La mattina del 29 gennaio ’79 fu un shock. Ma ancora più grande fu lo shock nel sapere che ad ucciderlo non furono i fascisti, bensì Prima Linea».
Sul palco anche la presidentessa della Corte d’Appello dell’Aquila, Fabrizia Francabandera, che all’epoca dei fatti era ancora una studentessa universitaria: «Ero troppo piccola per avere un ricordo nitido, ma di quel giorni mi colpì lo sgomento di mio padre, magistrato anche lui. Negli anni successivi c’è stato una sorta di oblio intorno alle morti di diversi magistrati, poi parzialmente rimosso». Una riflessione arriva anche al presidente del tribunale di Pescara Angelo Bozza: «Alessandrini continua ad essere un punto di riferimento per tutti noi. Con lui furono colpite la capacità, il rigore e l’efficienza, in un periodo in cui al mattino si accendeva la radio per ascoltare le notizie di morti e feriti». Presenti nella sala conferenze anche le associazioni, sia quella ispirata a Paolo Borsellino, sia, ovviamente, quella alla memoria di Alessandrini. Oscar Buonamano è il primo a prendere la parola: «Tutti gli omicidi di quegli anni facevano crescere dentro me il senso di Stato. La sua figura continua ad essere importante anche per portare la legalità nelle scuole». Infine il pensiero del giudice Ciro Riviezzo: «Occorre capire il senso del suo sacrificio, affinché non resti vano. L’illegalità si può vincere con diritto e legalità. Lui è morto perché i terroristi gli hanno imputato di aver reso credibile lo stato».
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