IL SINODO
di Carlo Tatasciore Al di là dei vuoti slogan, spesso usati per rafforzare la cultura della "famiglia", la questione davvero delicata riguarda il sentirsi adeguatamente collocati nella famiglia del...
di Carlo Tatasciore
Al di là dei vuoti slogan, spesso usati per rafforzare la cultura della "famiglia", la questione davvero delicata riguarda il sentirsi adeguatamente collocati nella famiglia del terzo millennio. La possibilità di gestire scelte libere, socialmente accettate e riconosciute, può entrare in contrasto, per il credente, con una fede che finisce per essere vissuta come conflitto esistenziale. Anche chi credente non è, vede del resto con preoccupazione la dispersione in una banale accettazione di tendenze che della libera scelta hanno soltanto l'apparenza. L'arcivescovo di Chieti, monsignor Bruno Forte, è stato nominato da Papa Francesco "segretario speciale" della terza Assemblea Straordinaria del Sinodo dei Vescovi, che inizierà i suoi lavori in Vaticano oggi sul tema della famiglia.
L'indicazione papale suona così: "Le sfide pastorali sulla famiglia nel contesto dell'evangelizzazione" . C'è quindi l'intento di non sottrarsi al confronto "pugnace" con la realtà, con un contesto storico ben definito, che ha bisogno di essere interpretato, compreso, insomma affrontato con coraggio teorico e pratico. Nell'anticipare alcuni aspetti del prossimo impegno sinodale (Il Sole24Ore di domenica 28 settembre) Bruno Forte ha messo ripetutamente in risalto queste "sfide" che la nuova famiglia pone alla Chiesa, e c'è da credere che sia all'avvio della discussione da parte dei rappresentanti delle chiese locali sia alle tappe successive sarà prestata grande attenzione.
Occorre, ha scritto Forte ripetendo anche parole di Francesco, una risposta "efficace", ispirata alla "bellezza", alla "misericordia" e alla "tenerezza"; una risposta che va data in particolare ai giovani che, nati da matrimoni "irregolari", «potranno non vedere mai i loro genitori accostarsi ai sacramenti». Quindi «non si tratta di dibattere questioni dottrinali», ma di percorrere la via «esistenziale e pratica». Se aggiungiamo i riferimenti alla crisi sociale e spirituale, alla "modernità liquida", alla cultura di massa, al pluralismo relativista, e se pensiamo al bisogno primario dei giovani di trovare incoraggiamento ad avere fiducia in se stessi, allora il discorso non è più meramente religioso, ma riguarda tutti. Si tratta di reagire a uno sfaldamento valoriale con argomentazioni comprensibili, elaborate come sintesi anche di ciò che di meglio e più utile può provenire dallo spazio pubblico. Apertura al dialogo senza rinunciare alla propria " differenza", ma appunto nell'atteggiamento di "ascolto" nei confronti di tutti. Forte ha significativamente riportato nell'articolo citato, così come aveva fatto il 13 settembre nella sua relazione ai vescovi di nuova nomina (la si trova facilmente in internet), un passo della Costituzione pastorale del Concilio Vaticano II: «Le diverse generazioni s'incontrano e si aiutano vicendevolmente a raggiungere una saggezza umana più completa e a comporre convenientemente i diritti della persona con le altre esigenze della vita sociale» (Gaudium et Spes, 52). Questo insistere sul rapporto fra le generazioni all'interno della famiglia è un aspetto rilevante. Che la famiglia sia "scuola di umanità" lo riconosceva anche Hegel quando vi vedeva il primo momento della "eticità", quello "immediato o naturale". Ma il concetto di naturale è divenuto ormai problematico e quello di generazione non è così scontato. Remo Bodei (Generazioni, Laterza 2014, pp.50-51) ha provato a fornirne una definizione "culturale": «una generazione è rappresentata non solo da coloro che, entro una certa fascia di età, hanno vissuto una guerra, una rivoluzione, la nascita o il crollo di un regime, determinati eventi, ma anche da quanti hanno in comune gli anni in cui campeggiavano personaggi famosi e in cui erano in voga determinate canzoni o particolari modi di dire». Insomma, si appartiene a una certa generazione non solo per anagrafe, né solo perché si è figlio o genitore o nonno. Nella famiglia, però, le generazioni comunque si incontrano e discutono, o dovrebbero discutere, formandosi reciprocamente a quei mondi e linguaggi differenti, di cui è fatto il "pluriverso" in cui viviamo. La famiglia è sempre apparsa indispensabile, ma anche non priva di limiti. Certo, non la si aiuta ad esistere veramente, quando i genitori sfuggono ai propri ruoli sostituendo all'autorevolezza la ricerca di amicizia. Ma è anche vero che «i padri sono stati progressivamente costretti a difendere la loro residua autorità ricorrendo a patteggiamenti» e da tempo la famiglia non è più un porto accogliente (Christopher Lasch, Rifugio in un mondo senza cuore. La famiglia in stato d'assedio): «Nessuno è più sufficientemente al riparo dalle intemperie dell'esistenza: né gli adulti, né i bambini» (citato da Bodei, p.62). E oggi questo vale ancora di più: un'attenzione "speciale" alla famiglia e ai giovani nella famiglia è un dovere sacrosanto.
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(Carlo Tatasciore, docente di filosofia, è presidente della Società Filosofica Italiana sezione di Francavilla al Mare)

