Il soldatino eroe stufo di stare dalla parte sbagliata

29 Settembre 2014

Il giornalista Necco racconta la storia di Riccioni sottotenente di Bussi che salvò 272 militari

di Giorgio D’Orazio

PESCARA

Non è un libro di storia ma solo la storia di un uomo che voleva salvare i suoi amici. L’esordio semplice e sapiente di Luigi Necco, 80 anni, giornalista Rai e popolare telecronista, è un invito irrinunciabile a immergersi in “Operazione Teseo”, fresco di stampa per Tullio Pironti Editore. Quell’uomo è Siro Riccioni da Bussi sul Tirino, 22enne sottotenente di artiglieria che nel 1943, a Creta, smette i panni del soldatino fascista, intuisce la contingenza storica e diventa un eroe talmente “resistente” da salvare 272 commilitoni dalla fucilazione e da salvarsi la vita quando è ormai spacciato, per tornare sul campo liberando oltre 2000 militari italiani dall’ulteriore follia della guerra dopo l’armistizio.

Una storia, mirabilmente raccontata da Necco, che è anche la storia dell’amore tra due popoli, quello italiano e quello greco, che la pazzia di una dittatura da operetta non è riuscita a cancellare, come nota nella sua prefazione al libro l’archeologo e filologo Louis Godart, consigliere del presidente della Repubblica, che presenta oggi a Pescara, alle ore 18 nella libreria Feltrinelli, la storia di Riccioni scritta da Necco. «Nel 1984 seguivo una campagna di scavi di Godart a Creta», racconta Necco. «Durante un ritrovamento, dalla folla venne fuori un vecchio partigiano, Godart mi presentò come giornalista italiano e questo Anghelo Manolis decise di raccontarmi una storia». Nel 1944 i partigiani greci non facevano prigionieri e mentre Manolis stava per scannare il terzo uomo di una pattuglia catturata, dalla divisa venne fuori un “Mamma mia!”. Era un salernitano passato con i tedeschi. Manolis lo salvò perché uno dei capi degli antiartes, i partigiani greci, era proprio un valoroso italiano, Georgos Sfendilakis. Un nome di battaglia che, dopo anni e anni di ricerche condotte da Necco tra gli Archivi militari centrali in Italia e numerosi viaggi a Creta, risulta l’alias di Siro Riccioni, abruzzese, figlio laureato di un pecoraio di Bussi.

«Mentre il mondo di cartapesta inventato dal fascismo crolla, lui scopre la democrazia e comincia a lottare per farla conoscere anche ai suoi commilitoni», commenta il giornalista-archeologo Necco che nel 2007 ha commemorato Riccioni con Franco Marini a Bussi, comune del quale è cittadino onorario dallo scorso 7 settembre. «I comandanti si eclissano e gli eventi corrono veloci: prima nemici dei tedeschi con ordine di arrendersi e consegnare le armi, poi con la svolta di Salò messi di fronte alla scelta di servire sotto gli ordini tedeschi o finire in un campo di concentramento. E questo ragazzo», racconta l’autore, «davanti a tanto scempio si rifugia in montagna. I tedeschi, poiché non ha consegnato armi e munizioni, lo condannano a morte e gli mettono una taglia sulla testa; i greci, per i quali era stato fino al giorno prima un occupante, lo avvelenano e lo buttano in un crepaccio; gli inglesi hanno ordine tassativo di non aiutarlo. E così il giovane abruzzese da solo, con una forza di volontà straordinaria, mangiando foglie e radici recupera la sua indipendenza di guerriero», prosegue Necco, «e scrive pagine di storia della Resistenza in Grecia, tra azioni e propaganda che salvano la vita a migliaia di uomini». Proprio come Teseo libera Atene dal signoraggio di Minosse, Riccioni libera i suoi connazionali dal giogo tedesco – da qui il titolo del libro – e proprio a Villa Ariadne, l’antica reggia che nascondeva il Minotauro, gli inglesi consegnano la lettera di “benservito” a Riccioni.

Cui segue una Medaglia d’argento al Valor Militare che è la prima cosa a spuntare fuori dalla valigia dei ricordi di Riccioni quando Luigi Necco, dopo anni di tentativi, perché il passato è sempre un paese straniero, riesce ad essere ricevuto dalla vedova, Ersilia Di Carlo, che fino a pochi anni prima sapeva pochissimo e molto aveva voluto dimenticare della vita militare del marito. Quell’eroe ritrovato, sopravvissuto incredibilmente alla Seconda guerra, a Creta, e morto a soli 35 anni da capitano degli Alpini durante un’esercitazione in montagna. Schiacciato da un masso a Creta delle Chianevate.

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