Il soldatino eroe stufo di stare dalla parte sbagliata
Il giornalista Necco racconta la storia di Riccioni sottotenente di Bussi che salvò 272 militari
di Giorgio D’Orazio
PESCARA
Non è un libro di storia ma solo la storia di un uomo che voleva salvare i suoi amici. L’esordio semplice e sapiente di Luigi Necco, 80 anni, giornalista Rai e popolare telecronista, è un invito irrinunciabile a immergersi in “Operazione Teseo”, fresco di stampa per Tullio Pironti Editore. Quell’uomo è Siro Riccioni da Bussi sul Tirino, 22enne sottotenente di artiglieria che nel 1943, a Creta, smette i panni del soldatino fascista, intuisce la contingenza storica e diventa un eroe talmente “resistente” da salvare 272 commilitoni dalla fucilazione e da salvarsi la vita quando è ormai spacciato, per tornare sul campo liberando oltre 2000 militari italiani dall’ulteriore follia della guerra dopo l’armistizio.
Una storia, mirabilmente raccontata da Necco, che è anche la storia dell’amore tra due popoli, quello italiano e quello greco, che la pazzia di una dittatura da operetta non è riuscita a cancellare, come nota nella sua prefazione al libro l’archeologo e filologo Louis Godart, consigliere del presidente della Repubblica, che presenta oggi a Pescara, alle ore 18 nella libreria Feltrinelli, la storia di Riccioni scritta da Necco. «Nel 1984 seguivo una campagna di scavi di Godart a Creta», racconta Necco. «Durante un ritrovamento, dalla folla venne fuori un vecchio partigiano, Godart mi presentò come giornalista italiano e questo Anghelo Manolis decise di raccontarmi una storia». Nel 1944 i partigiani greci non facevano prigionieri e mentre Manolis stava per scannare il terzo uomo di una pattuglia catturata, dalla divisa venne fuori un “Mamma mia!”. Era un salernitano passato con i tedeschi. Manolis lo salvò perché uno dei capi degli antiartes, i partigiani greci, era proprio un valoroso italiano, Georgos Sfendilakis. Un nome di battaglia che, dopo anni e anni di ricerche condotte da Necco tra gli Archivi militari centrali in Italia e numerosi viaggi a Creta, risulta l’alias di Siro Riccioni, abruzzese, figlio laureato di un pecoraio di Bussi.
«Mentre il mondo di cartapesta inventato dal fascismo crolla, lui scopre la democrazia e comincia a lottare per farla conoscere anche ai suoi commilitoni», commenta il giornalista-archeologo Necco che nel 2007 ha commemorato Riccioni con Franco Marini a Bussi, comune del quale è cittadino onorario dallo scorso 7 settembre. «I comandanti si eclissano e gli eventi corrono veloci: prima nemici dei tedeschi con ordine di arrendersi e consegnare le armi, poi con la svolta di Salò messi di fronte alla scelta di servire sotto gli ordini tedeschi o finire in un campo di concentramento. E questo ragazzo», racconta l’autore, «davanti a tanto scempio si rifugia in montagna. I tedeschi, poiché non ha consegnato armi e munizioni, lo condannano a morte e gli mettono una taglia sulla testa; i greci, per i quali era stato fino al giorno prima un occupante, lo avvelenano e lo buttano in un crepaccio; gli inglesi hanno ordine tassativo di non aiutarlo. E così il giovane abruzzese da solo, con una forza di volontà straordinaria, mangiando foglie e radici recupera la sua indipendenza di guerriero», prosegue Necco, «e scrive pagine di storia della Resistenza in Grecia, tra azioni e propaganda che salvano la vita a migliaia di uomini». Proprio come Teseo libera Atene dal signoraggio di Minosse, Riccioni libera i suoi connazionali dal giogo tedesco – da qui il titolo del libro – e proprio a Villa Ariadne, l’antica reggia che nascondeva il Minotauro, gli inglesi consegnano la lettera di “benservito” a Riccioni.
Cui segue una Medaglia d’argento al Valor Militare che è la prima cosa a spuntare fuori dalla valigia dei ricordi di Riccioni quando Luigi Necco, dopo anni di tentativi, perché il passato è sempre un paese straniero, riesce ad essere ricevuto dalla vedova, Ersilia Di Carlo, che fino a pochi anni prima sapeva pochissimo e molto aveva voluto dimenticare della vita militare del marito. Quell’eroe ritrovato, sopravvissuto incredibilmente alla Seconda guerra, a Creta, e morto a soli 35 anni da capitano degli Alpini durante un’esercitazione in montagna. Schiacciato da un masso a Creta delle Chianevate.
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