Il tabaccaio Campilii vittima del Covid

8 Aprile 2021

Aveva 71 anni. Il dolore del fratello, don Giorgio, parroco allo Spirito Santo. Oggi i funerali officiati dal vescovo Valentinetti

PESCARA. «Era un uomo buono che amava profondamente la famiglia, di cui aveva un rispetto sacro. Sarà ricordato da tutti per la sua immensa disponibilità e il carattere gioviale. Era il più piccolo di noi fratelli e lo abbiamo tanto coccolato».
Così, con parole cariche di affetto e commozione, don Giorgio Campilii, parroco della chiesa Spirito Santo, ricorda il fratello Tullio, morto ieri mattina a 71 anni nell’ospedale Covid di Pescara.
La cerimonia funebre, che si terrà oggi alle 15,30 allo Spirito Santo, sarà officiata da monsignor Tommaso Valentinetti, arcivescovo della diocesi di Pescara-Penne. Ex meccanico a Torino negli anni ’70, impiegato Telecom in pensione a Pescara fino a qualche anno fa, Tullio Campilii, originario di Nocciano, portava avanti una tabaccheria in via D’Annunzio con la moglie Annarita Troìa. Lascia, addolorati, anche i figli Piero, attore teatrale e Laura, esperta di restauri. Oltre a 18 nipoti e 16 pronipoti, figli dei fratelli. Tanti i messaggi affettuosi lasciati, da quanti lo hanno conosciuto, davanti alla tabaccheria durante il periodo in cui Campilii era in ospedale: «Forza Tullio, ti vogliamo bene» hanno scritto Mostafà e Chiara su un cuore rosso, «Forza zio Tullio, spicciati a tornare» si legge in un altro cartello. Il tabaccaio di Porta Nuova, deceduto alle 10,50 di ieri mattina, è stato ricoverato in ospedale il 15 marzo scorso dopo una serie di malori. La diagnosi è stata subito impietosa: coronavirus. Nato a Nocciano da papà Franco e mamma Domenica Pelusi, ultimo di 7 figli (Gina, Anna, Luciana, Pasquale, scomparso da tempo, Bruno e Giorgio) Campilii si era trasferito a Torino da ragazzo dove aveva trovato un lavoretto di meccanico. Poi il ritorno in città dove per decenni è stato magazziniere della compagnia telefonica. In quegli anni è nata una forte amicizia con lo showman Germano (’Nduccio) D’Aurelio che fatica a parlare, tanto è forte il dolore: «Siamo in tantissimi a piangerlo, amava stare in compagnia, era sempre allegro, una persona splendida. Ci mancherà tanto».
«Era il più buono di tutti noi», ricorda don Giorgio, «ultimo figlio, quindi molto coccolato. Ma lui si faceva volere bene. Era un uomo legatissimo alla famiglia, di cui aveva un rispetto sacro, non faceva nulla senza consultare i suoi cari».«A metà marzo i primi sintomi», ripercorre il sacerdote dello Spirito Santo, «mi ha chiamato con l’Ipad domenica scorsa dall’ospedale, mi ha sorriso e ha fatto un cenno di vittoria con le dita. Abbiamo sperato fino all’ultimo, ma non ce l’ha fatta». «Oggi», conclude don Giorgio, «ringrazio tutti coloro che pregano per lui insieme a me. Nessuna preghiera sarà a vuoto. Ma il mio pensiero va a tutte le famiglie che stanno soffrendo e vivendo lo stesso dramma». Gli dicono addio anche gli amici Roberto Falone e Peppino Terenzio.