Il tagliando è seminascosto: multato disabile
Ricorso al giudice di pace per un verbale della municipale a un’auto in sosta negli spazi per invalidi
PESCARA. Ha lasciato l’auto in sosta nello spazio riservato ai disabili e, prima di allontanarsi, ha esposto il contrassegno riservato ai portatori di handicap. Al suo ritorno ha trovato un preavviso di accertamento della polizia municipale, che poi è diventato un verbale definitivo. La contravvenzione, dell’importo di 99,50 euro con la decurtazione di due punti dalla patente, è scattata perché il tagliando che consente la sosta nelle aree riservate agli invalidi sarebbe stato usato in maniera «impropria». E cioè sarebbe stato posizionato in modo tale che dall’esterno del veicolo non erano visibili le date di rilascio e di scadenza. Ma l’automobilista (madre di un bimbo portatore di handicap) non ci sta, per cui si è rivolta al giudice di pace (Anna Maria Leombruni), affidandosi all’avvocato Antonello D’Aloisio che ha chiesto la sospensione dell’esecutività del verbale e della decurtazione dei punti della patente e di dichiarare il verbale illegittimo e privo di efficacia, annullandolo. Prima ancora di presentare ricorso l’automobilista, sempre attraverso il suo difensore, ha chiesto alla polizia municipale di annullare la contestazione, ritenendola errata. Ma il comando di polizia municipale ha rigettato l’istanza ed è andata avanti «producendo un verbale di contestazione difforme dal preavviso di contestazione», sostiene l’avvocato.
Per D’Aloisio tutto è «frutto di un clamoroso e obiettivo errore» perché è stata rilevata «una violazione inesistente» nel senso che non sarebbe stata violata «alcuna norma del Codice della strada». La multa è stata elevata per il mancato rispetto dell’articolo 188 del Cds a causa di «uso improprio» dell’autorizzazione alla sosta per invalidi. E, in particolare, è stata rilevata la mancata esposizione della data del tagliando. Ma la data c’è, sul tagliando, sottolinea D’Aloisio, e la «polizia ne potrebbe verificare la regolarità la scadenza, prima di elevare sanzioni». Un uso improprio del tagliando potrebbe avverarsi solo con «un utilizzo fraudolento» tanto più che nella norma «non c’è alcun richiamo alla data di rilascio e/o di scadenza del permesso» e l’uso irregolare di cui parla la norma è riferito «agli spazi di sosta e non alle modalità di esposizione del permesso». Nel ricorso si parla di una rilevazione «fantasiosa, destituita di fondamento» perché riconducibile a una contestazione «generica ed illegittima». Le irregolarità evidenziate, fa presente il legale, non riguardano il possesso, la titolarità, l’esistenza o la mancata esposizione del permesso, ma «una serie di ipotetiche violazioni tra cui un non meglio precisato uso improprio». Dietro la multa ci sarebbe «un clamoroso errore di lettura e di interpretazione della norma» per cui la violazione risulta «erronea e inesistente, frutto di una forzatura». (f.bu.)

