«Il taglio dei lecci era obbligato»

6 Aprile 2024

Gli agronomi: le piante in centro morte da vent’anni a causa di un parassita

PESCARA. «La morte dei lecci in tutta Pescara parte da lontano». Lo afferma l’Ordine dei dottori agronomi e forestali della provincia di Pescara che interviene con «un contributo scientifico» sulla polemica riguardante gli alberi tagliati e poi ripiantati nei cantieri di piazza Sacro Cuore e corso Umberto. «Una scelta obbligata», secondo gli esperti del verde che offrono un assist all’amministrazione Masci.
«Già dai primi anni 2000 i lecci di corso Umberto mostravano segni evidenti di deperimento e invecchiamento precoce», spiega l’Ordine degli agronomi e forestali presieduto da Paolo Sonni, «le cause sono da ricercare nel kermococco vermiglio, la cocciniglia che porta a morte questa specie, e nel cambiamento climatico in atto che crea siccità invernali fatali per i lecci. Questo fenomeno, studiato dalla facoltà di Agraria dell’università di Firenze, sta portando alla morte tutti i lecci nelle città del centro e sud Italia proprio a causa dello stress idrico invernale che predispone la specie all’attacco della cocciniglia che trova piante stressate e deperienti. Inoltre, estati più calde e umide favoriscono l’aumento dell’attacco del kermococco. Purtroppo, a questo», dice l’Ordine degli agronomi e forestali, «si aggiunge anche il Pan sull’utilizzo degli agrofarmaci che vieta l’impiego di insetticidi nelle aree urbane. Anche l’endoterapia è stata limitata dal ministero della Salute».
In questa situazione, secondo gli esperti, non era proprio possibile salvare gli alberi del centro di Pescara: «I lecci delle aree in questione erano già messi male da oltre vent’anni e provare a curarli non avrebbe dato nessun risultato visto che la quasi totalità era già morta». Poi, una spiegazione tecnica: «Sull’anidride carbonica, i lecci ne stoccavano pochissima perché morti o deperienti. Nulla di paragonabile alla quantità di quella che stoccheranno i nuovi alberi in crescita. che si aggiunge a quanto hanno già fatto in vivaio prima di essere piantati. Insomma, i lecci non purificavano più l’atmosfera dalla CO2 da molto tempo e non fornivano nemmeno più i benefici ecosistemici di cui parlano le linee guida ministeriali sulla gestione del verde urbano. I nuovi alberi (agrifogli, magnolie, canfori, liriodendri, aceri e frassini) aumentano la biodiversità urbana, forniranno benefici ecosistemici e di stoccaggio della CO2 crescenti ed esponenziali e apporteranno molta più ombra per termoregolare la temperatura. La sostituzione dei lecci», concludono gli agronomi, «è una scelta obbligata che sta avvenendo in molte città italiane alle prese con la moria della specie legata alla cocciniglia, alla siccità invernale e il divieto di irrorare insetticidi». Infine, un avvertimento al Comune: «Ogni nuova decisione non può far a meno di considerare specie più resistenti e resilienti alle malattie e al clima in continuo cambiamento».