Il Tar Pescara boccia i carabinieri-forestali

18 Agosto 2017

Dubbi di costituzionalità nel passaggio del corpo civile nell’ordinamento militare. I giudici: «Non c’è stata libertà di scelta: se ne occupi la Consulta» 

PESCARA. Sarà la Corte Costituzionale ad occuparsi della riforma Madia che ha soppresso il Corpo Forestale dello Stato facendo confluire gran parte del personale (quasi ottomila in Italia, 500 in Abruzzo) nell'Arma dei Carabinieri.
Il Tar Abruzzo, sezione di Pescara, al quale si è rivolto il vice sovrintendente della Forestale Vincenzo Cesetti, ha considerato infatti la riforma contraria alla «libertà di autodeterminazione» degli appartenenti alla Forestale, «in mancanza della possibilità di esercitare una scelta pienamente libera e volontaria di divenire personale militare», come riferisce l'avvocato Egidio Lizza dello Studio Legale Romano di Benevento, che assiste gran parte degli ex Forestali nel contenzioso in corso: circa duemila in tutto il paese.
I giudici scrivono infatti nell’ordinanza che la riforma non rispetta «il principio di autodeterminazione del personale del Corpo Forestale» nel momento in cui c’è un’assunzione «non pienamente volontaria dello status di militare». E nello stesso tempo «il rapporto di impiego e di servizio appare radicalmente mutato con l’assunzione dello status di militare, pur in mancanza di una scelta pienamente libera e volontaria da parte del medesimo personale del Corpo forestale». I giudici abruzzesi, inoltre, osserva l’avvocato Lizza, «dubitano della razionalità della riforma che cancella un Corpo ad alta specializzazione per indimostrate esigenze di bilancio. La critica è ancor più severa quando focalizza l'attenzione sul fatto che il disciolto Corpo Forestale è sempre stato riconosciuto quale capace tutore del bene ambiente, che è uno dei diritti fondamentali della persona».
In attesa della decisione della Consulta, le cause introdotte su tutto il territorio nazionale dovranno sospendersi, spiega ancora Lizza, «potendo la decisione dei giudici costituzionali sovvertire le sorti del Corpo Forestale e del suo personale, decise probabilmente in modo poco ponderato».
Molte le reazioni politiche e sindacali alla sentenza del Tar di Pescara. Parla di «importante sentenza» la Cgil Funzione Pubblica nazionale che in questi mesi ha promosso più di mille ricorsi di appartenenti al soppresso Corpo Forestale dello Stato presso diversi Tar. «Pensiamo» dice il sindacato, «che anche gli altri Tribunali amministrativi, presso i quali abbiamo presentato ricorsi, potranno adottare analogo orientamento. Toccherà comunque alla Corte Costituzionale pronunciarsi adeguando le norme a criteri di democrazia e al rispetto dei diritti. In ogni caso la sentenza del Tar di Pescara rappresenta un primo importante orientamento in linea con le posizioni e i rilievi che in questi anni abbiamo assunto nei confronti di un provvedimento sbagliato e, a nostro parere, con rilevanti rilievi di incostituzionalità», conclude la Fp Cgil. Per il deputato abruzzese di Forza Italia Fabrizio Di Stefano «la sentenza del Tar di Pescara è l’ennesimo elemento a riprova dell’inconsistenza e inadeguatezza della riforma Madia. I roghi che hanno devastato gran parte del territorio nazionale e i ritardi degli interventi, la carenza di personale e la disorganizzazione generale hanno dimostrato che la militarizzazione del Corpo Forestale è stata un grande errore di sostanza. Oggi, dopo la sentenza del Tar di Pescara, lo è anche di forma». Il coordinatore dei Verdi Angelo Bonelli, annuncia una memoria da presentare alla Consulta «per difendere il Corpo Forestale dall'assurda e scellerata scelta di smembrarlo che il Governo ha portato avanti». Per la capogruppo di Sinistra italiana al Senato Loredana De Petris, la riforma si è rivelata «una scelta che è costata moltissimo al Paese: in un'estate flagellata dagli incendi ci siamo trovati senza i mezzi, le competenze e l'esperienza» dei Forestali.
I parlamentari delle Commissioni Ambiente di Camera e Senato del Movimento 5 Stelle, sostengono di «aver visto giusto» oltre un anno e mezzo fa durante tutto il dibattito sulla legge Madia. «L'ordinanza del Tar dell'Abruzzo - spiegano - riconosce la fondatezza delle nostre tesi e l'assoluta incompetenza del governo Renzi-Gentiloni. Ora siamo davvero curiosi di sapere cosa ne pensa lo stesso ministro e tutto il governo».