Il tassista: così l’ho chiuso in auto per farlo catturare

12 Aprile 2022

Vincenzo Femminilli, ex finanziere di Vasto, racconta il viaggio con Pecorale: «La parte più difficile è stato tenerlo buono». Oggi sarà premiato dalla Polizia

PESCARA. Ha percorso in macchina con lui circa 300 chilometri, prima da Pescara a Gissi e poi da Gissi fino all’area di servizio di Pesaro-Urbino, senza sapere che quel cliente così taciturno aveva appena scaricato 5 colpi di pistola contro un ragazzo di 23 anni colpevole di non averlo servito per tempo al ristorante. E soprattutto, senza sapere che Federico Pecorale, 29 anni, aveva ancora la pistola in tasca. «L’ho scoperto dopo, quando l’hanno arrestato, e non ci ho dormito».
Vincenzo Femminilli, sposato, tre figli (di cui uno in Finanza) ex finanziere anche lui, che a Vasto fa il tassista con la sua Renault Kadjar bianca, ha ancora l’adrenalina mentre racconta del viaggio da incubo in cui si è ritrovato. Doveva arrivare in Svizzera per portare Pecorale dalla madre e si è ritrovato nell’area di servizio Metauro dell’A14, con il blitz della polizia e l’arresto del suo cliente. «Ho capito che c’era qualcosa che non andava quando, mentre eravamo in macchina, ha iniziato a chiamarmi la polizia. In realtà, alla prima telefonata ho pensato quasi a uno scherzo, mi chiedevano dove mi trovavo, che strada stavo facendo. Ma più andavo avanti e più, dalle telefonate che ricevevo, ho iniziato a rendermi conto che c’era qualcosa di serio. Non sapevo altro. Solo che c’era qualcosa che non andava con la persona che avevo in macchina. Oltretutto ce l’avevo seduto dietro, non parlava. Insomma ero partito che stavo comodo sul sedile e poi mi sono ritrovato a fare il viaggio come su una sedia di chiodi, tanto stavo teso». Eppure Vincenzo mantiene la freddezza e collabora con le forze dell’ordine fino a portare a termine l’operazione studiata al millesimo da questura e Stradale per prendere Pecorale, evitando che con quella pistola facesse ancora del male a qualcuno. «Ho lavorato 40 anni nella finanza, il panico no, non mi è preso, è stata una situazione che ho saputo gestire con competenza, però non è stato facile. La parte più difficile è stata di tenerlo buono, cercavo di dargli chiacchiera, ma lui diceva solo quattro parole, annuiva, ogni tanto si addormentava». Intanto il telefono di Vincenzo continua a squillare, con la polizia dall’altra parte che si tiene in stretto contatto con lui per capire quando e come intervenire nel modo più sicuro per tutti. «Il fatto è che lui sentiva che mi chiamavano, io ho tolto il vivavoce, ho messo l’auricolare per non farlo sentire, ma le mie risposte le sentiva. E più capiva e più si agitava». Ma Vincenzo non lascia trasparire alcuna tensione, anzi. «A un certo punto gliel’ho chiesto io, “ma che cavolo hai combinato?”, “non ho fatto niente” mi ha risposto. E mi ha detto di spegnere il telefonino. Gli ho risposto che non potevo». Intanto il viaggio prosegue mentre sui social continua a rimbalzare il video di Pecorale che verso le 14 spara contro quel povero ragazzo a terra dietro al bancone. Ma Vincenzo il tassista non lo sa. È andato a prendere Pecorale all’hotel Ambra di Pescara alle 15,50 e da allora ha passato il tempo a guidare con lui in macchina fino a quando, d’accordo con la polizia, si è fermato all’area di servizio, è sceso per fare benzina e invece l’ha chiuso nell’auto con il telecomando della chiave. «La polizia è stata encomiabile, ha fatto un blitz in grande stile. Velocissimi, l’hanno ammanettato in un attimo». E a quel punto anche Vincenzo, che ha contribuito non poco a quell’arresto, tanto che oggi sarà premiato alla festa della Polizia, scopre tutto il resto: «Una cosa scellerata».