Il terrorista di Loreto a processo « Ma io sono contro la guerra»

18 Marzo 2021

Stefano Costantini, 24 anni, dovrà comparire il 5 maggio davanti alla Corte d’Assise dell’Aquila Ma nell’udienza di ieri ha voluto dichiarare la sua estraneità all’organizzazione vicina ad Al Quaeda

LORETO APRUTINO. Rinvio a giudizio per il presunto terrorista internazionale Stefano Costantini, 24 anni, arrestato il 19 gennaio scorso in Turchia dalla polizia italiana in collaborazione con i colleghi turchi.
Il foreign fighter abruzzese, originario di Loreto, dovrà comparire il 5 maggio prossimo davanti ai giudici della Corte d'Assise dell’Aquila.
Ieri si è tenuta l’udienza preliminare davanti al gup aquilano Romano Gargarella. Costantini era in collegamento dal carcere di Rossano dove è stato trasferito da qualche settimana e dove occupa una cella a fianco dell'ex terrorista Cesare Battisti. Il suo legale, l'avvocato Massimo Solari, era invece presente all’Aquila.
Costantini, in apertura di udienza, ha voluto rendere delle dichiarazioni spontanee al giudice. «Sono contro ogni forma di violenza», ha detto, «e contro le guerre e qualsiasi forma di terrorismo. Non ho nulla a che fare con le organizzazioni terroristiche che vengono citate nelle accuse che mi sono state rivolte».
Una difesa che però non ha fatto breccia nel giudice che lo ha rinviato a giudizio. Durante l'interrogatorio di garanzia Costantini aveva seguito il consiglio del suo legale e si era avvalso della facoltà di non rispondere e ieri ha voluto comunque dichiarare la sua estraneità ai gravi fatti che gli vengono contestati. Il foreign fighter di origini loretesi, stando alle indagini svolte dal servizio antiterrorismo della polizia e dalla Digos di Pescara, avrebbe fatto parte di un’organizzazione terroristica vicina ad Al Quaeda, partecipando anche a combattimenti in territori tra la Siria e l'Iraq, tra le fila dell'associazione di matrice islamica quale Jabhat Al Nusra, svolgendo inoltre attività di proselitismo sui social con il nome di Malahim Stefano.
La sua conversione all’Islam sarebbe arrivata nel 2014, poco più che maggiorenne, prima della sua partenza per la Siria dove venne poi raggiunto dalla moglie, tedesca di origine turca. Dal 2017 sulla sua testa pendeva una misura cautelare. Costantini venne localizzato nell'area di Idlib dagli uomini del servizio per il contrasto all’estremismo e terrorismo esterno dell’Aise e della Digos di Pescara. Una volta rintracciato, Costantini avrebbe lasciato intendere di voler uscire da quel tunnel, soprattutto per salvare la sua famiglia che pensava fosse minacciata. Vennero quindi avviate complesse attività per far uscire tutta la famiglia da quei territori di guerra fino al suo arrivo in Turchia, dove gli investigatori lo prelevarono e portarono a Pescara. Da qui il trasferimento al carcere di Castrogno, a Teramo, e poi in quello di Rossano.
La svolta nelle indagini sarebbe arrivata nel 2020 mentre nei luoghi dove si trovava in quel momento Costantini era in atto un’offensiva delle forze governative siriane: attacchi aerei e di terra che fecero decidere l’imputato a contattare su whatsapp i suoi familiari per manifestare l’intenzione di mettersi in salvo con la famiglia. Così gli uomini della Digos, che tenevano sotto controllo a Loreto la sua famiglia d’origine, avviarono la complessa operazione per assicurare Costantini alla giustizia. E adesso per lui, il 5 maggio prossimo, inizierà il processo davanti ai giudici della Corte d'Assise dell’Aquila.
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