«Il trauma è la violazione dell’intimità»

PESCARA. «Chi ha subìto un furto vive una contaminazione dei propri spazi personali e della propria privacy. Il fatto di vedere che qualcuno è entrato, ha osservato e portato via delle cose è un...
PESCARA. «Chi ha subìto un furto vive una contaminazione dei propri spazi personali e della propria privacy. Il fatto di vedere che qualcuno è entrato, ha osservato e portato via delle cose è un trauma grosso a qualsiasi età». Giuseppe Orfanelli (nella foto), psicologo, psicoterapeuta e docente all’Università dell’Aquila, spiega così la paura, l’ansia, la rabbia e il senso di impotenza che un furto in casa può provocare a chi lo subisce.
Ma come si fa a superarli?
«Il primo passo è capire che il ladro non torna, che il furto è occasionale, dire a se stessi: ok, ho subìto questa cosa e mi devo attrezzare con tutti i mezzi trovando delle scuciture tecniche perchè non riavvenga».
E se ansia e paura non passano?
«Se persistono parliamo di angoscia da panico reattivo e bisogna fare un po’ di psicoterapia per tirare fuori le proprie paure di fronte a qualcuno che ci rassicuri. Lo scopo della terapia è proprio la rassicurazione, nel far capire alla persona che il furto è un episodio occasionale, che non si ripete di continuo. Si tratta di una terapia di tipo cognitivo comportamentale, molte volte bastano due tre colloqui, anche al consultorio, per sentirsi meglio».
Ma che cosa fa più male a chi ha subìto un furto?
«Il problema vero è il trauma di sapere che un estraneo è entrato e ha visto la nostra intimità. Ma bisogna convincersi che alla persona che è entrata dentro casa nostra non interessa la nostra privacy. Non c’è una contaminazione della nostra vita e delle nostre cose, perché chi commette il furto vive una sorta di automatismo in cui vede solo l’obiettivo finale, rubare».
Quando bisogna iniziare a preoccuparsi e a pensare di cominciare una terapia?
«Dipende molto dalla personalità. Dopo un furto si ha paura a restare a casa da soli, di lasciare l’abitazione incustodita, che qualcuno possa entrare, può venire il tremore appena qualcuno suona al campanello, non si riesce a dormire la notte. Tutti sintomi che possono, sì, verificarsi, ma che scompaiono dopo due, tre giorni, una settimana, anche dieci giorni e in quest’arco temporale non sono preoccupanti perché hanno un’origine precisa, è un’ansia reattiva. Ma se poi proseguono allora no, è necessaria una terapia, fermo restando che alla base c’è sempre il substrato del proprio vissuto. È chiaro, ad esempio, che un anziano vive il furto o la truffa molto peggio, perché l’età porta a meccanismi di difesa più bassi. Ma l’importante è che ci sia un termine per superare quello che a tutti gli effetti è un trauma». (s.d.l.)
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