Il Vate abbatte i confini Chieti vuole “strappare” D’Annunzio a Pescara

28 Maggio 2022

I teatini riscoprono e celebrano la cittadinanza onoraria del 1904 Cipollone: legatissimo al Colle. Albore Mascia: patrimonio d’Abruzzo

PESCARA. «Gabriele D’Annunzio amava tanto Pescara ma, dalla morte della madre, forse per il troppo dolore, non ci mise più piede. D’Annunzio morì, il 1° marzo del 1938, con uno e un solo atto amministrativo che lo legava all’Abruzzo: la cittadinanza onoraria di Chieti, concessa il 24 giugno del 1904 in occasione della prima della “Figlia di Iorio” al Teatro Marrucino». Chieti riscopre e celebra l’anima teatina del pescarese D’Annunzio e lo fa per mano dell’associazione Noi del G.B. Vico, che riunisce gli ex studenti del liceo classico. Anche D’Annunzio, nel 1878, frequentò quella scuola per un anno: aveva la media dell’8,82, un 10 nella versione «dal latino in volgare», tre 8, in «composizione italiana», greco e aritmetica, e poi tutti 9. Lo “scippo” di D’Annunzio? Non proprio: è il Vate che abbatte i confini. «La nostra associazione vuole rendere omaggio a D’Annunzio almeno una volta l’anno», spiega Cipollone. L’appuntamento del 2022 è per il 1° giugno alle 18 quando, alla Casina dei Tigli nella Villa comunale, sarà presentato “Il brindisi del Poeta astemio”, libro scritto dal teatino Enrico Di Carlo e dal modenese Luca Bonacini, con cena dannunziana.
Quando andò in scena “La Figlia di Iorio” al Marrucino, D’Annunzio donò al Comune di Chieti il manoscritto dell’opera, restaurato e conservato in una teca al Museo Barbella; nello stesso museo sono presenti un ritratto di D’Annunzio di Francesco Paolo Michetti e un busto. Anche Chieti ama D’Annunzio. «Era legatissimo alle sue radici e anche a Chieti», assicura Cipollone. E allora D’Annunzio “conteso” tra Chieti e Pescara? Non c’è sfida su questo terreno per l’assessore pescarese Luigi Albore Mascia, l’ex sindaco che nel 2010 ha coniato lo slogan della Città Dannunziana fino a diventare cittadino onorario di Gardone Riviera, patria del Vittoriale: «D’Annunzio è patrimonio di tutto l’Abruzzo, ormai le linee di demarcazione tra i campanili sono obsolete. Mi fa piacere che il senso di appartenenza di D’Annunzio all’Abruzzo si estenda anche a 12 chilometri da Pescara: complimenti ai chietini che vogliono riscoprire un personaggio trovando assonanze anche con la loro città: sono certo che D’Annunzio non ne avrebbe fatto una questione di campanili. Gabriele era un abruzzese doc: orgoglioso di essere abruzzese tanto da parlare anche in dialetto con la servitù del Vittoriale».
Albore Mascia rivela un dettaglio sui gusti del poeta: «Ho avuto il privilegio di visitare la cantina del Vittoriale che solitamente è chiusa e lì ho visto anche bottiglie di gassosa impolverate: D’Annunzio si faceva mandare scorte di gassosa dalla provincia di Pescara perché aveva l’abitudine tutta abruzzese di diluire il vino con la gassosa. D’Annunzio è stato un grande inventore di brand e adesso lui stesso è un brand abruzzese: tutti insieme dovremmo puntare sull’abruzzesità di D’Annunzio che potrebbe aprire opportunità culturali, turistiche ed economiche».
I gusti dannunziani per il bere sono al centro del libro di Di Carlo e Bonacini che mette in luce «un rapporto quanto mai contraddittorio tra lo scrittore e l’alcol»: D’Annunzio si professava “acquatile” in banchetti ufficiali mentre mostrava familiarità con vini e champagne in occasioni mondane e private: nella sua cantina sono state trovate 295 bottiglie di qualità pregiatissima e con costi già all’epoca proibitivi. «Tra queste bottiglie, a conferma del suo legame con Chieti, anche due bottiglie di amaro Majella di Barattucci», dice Cipollone. I vini italiani raccontati e forse bevuti da d’Annunzio comprendono 12 regioni: il meglio della produzione del tempo, Barolo, Chianti, Soave, Nepente d’Oliena, Capri Bianco e immancabilmente Montepulciano e Moscato d’Abruzzo.
Di Carlo, bibliotecario con la passione del Vate, dice: «È vero che Chieti riscopre D’Annunzio ma è tutto l’Abruzzo che deve riscoprire il mito di D’Annunzio: è l’unico personaggio che può fare da testimonial alla regione». Di Carlo guarda oltre la politica: «Quelli che continuano a dire che D’Annunzio fu un fascista dimostrano di essere ignoranti; purtroppo, da una parte e dall’altra, si prosegue a farne un vessillo politico ed è storicamente scorretto. Forse è un’utopia», conclude, «ma servirebbe davvero una sinergia tra le città, Chieti e Pescara, Pescara e Chieti, per promuovere D’Annunzio e sfruttarne il ritorno turistico».