Il vecchio ospedale trasformato in centro per malati di tumore

12 Novembre 2016

Via libera allo studio per realizzare un polo onco-ematologico: spesa da 19 milioni in 4 anni Archiviata l’ipotesi di riportare nel palazzo di via Paolini il dipartimento Materno-Infantile

PESCARA. L’ex ospedale di Pescara diventerà un polo onco-ematologico. La decisione è presa e l’iter amministrativo è già partito, all’interno della Asl, con una delibera di tre giorni fa del manager Armando Mancini che ha dato il via libera allo studio di prefattibilità. Il palazzo rosso di via Paolini, che è occupato solo in parte (da Diabetologia, Genetica medica, Neurofisiopatologia, Centro menopausa e Centro Alzheimer), si avvia dunque a nuova vita per accogliere tutte le strutture che riguardano i settori oncologici ed ematologici, la cui esigenza di spazi è sempre maggiore. Finisce nel cestino, invece, il vecchio progetto, mai realizzato fino ad oggi, di far rientrare in quello stabile (ex Ivap) le attività del dipartimento Materno-Infantile che un tempo erano localizzate proprio nella struttura rossa e che resteranno all’interno del nuovo ospedale.

Lo studio di prefattibilità indica piano per piano la destinazione dei locali, definendo in 1.618 giorni il tempo necessario per concludere il procedimento (di cui 1.272 per l’esecuzione delle opere) e in 19 milioni e 200mila euro il costo dell’intervento (di cui 15 milioni circa per la ristrutturazione e il resto per i costi accessori). Al piano seminterrato ci saranno i laboratori di Genetica medica, quelli dell’Unità farmaci antiblastici e Tac, al piano rialzato gli ambulatori per le terapie infusionali e il day hospital di Ematologia e Oncoematologia pediatrica, al primo piano gli ambulatori per le terapie infusionali e il day hospital di Oncologia, al secondo piano l’Oncologia, con degenze, ambulatori e studi (medici e accessori), al terzo piano Ematologia, con degenze femminili, sezioni pediatrica, ambulatori e studi, al quarto piano Ematologia, con degenze maschili, ambulatori e studi, e infine al quinto piano l’Unità di terapia intensiva ematologica, ambulatori e studi. È prevista, tra l’altro, l’installazione di due ascensori destinati al pubblico, che si aggiungeranno a quelli esistenti, risultati insufficienti. E, per completare il quadro, si dovrà disegnare una nuova viabilità esterna, sia per i veicoli che per i pedoni.

Con questa operazione si sblocca una stasi andata avanti a lungo e che ha creato non pochi problemi, come spiega Mancini, affiancato dal direttore sanitario Valterio Fortunato. Nella palazzina rossa, fa notare il manager, i lavori sono fermi da diversi anni e «devono essere ripresi al più presto per assicurare ulteriori spazi all’ospedale, che è imploso - con il problema dei letti lungo i corridoi - nel momento in cui ha dovuto accogliere anche il Materno-Infantile. Prima non c’erano grandi criticità di posti letto e di decoro nell’assistenza alberghiera e, quando abbiamo dovuto assorbire i 110 posti letto del Materno-Infantile dell’ex Ivap per consentirne la manutenzione, siamo arrivati al collasso ed è stato necessario correre ai ripari. Ora, quindi, si deve riprendere quella struttura ai fini della degenza e l’ipotesi di creare polo onco-ematologico ci è sembrata la migliore, perché in questo modo evitiamo di investire un’altra volta sull’Ostetricia e sulla Ginecologia, sulle quali è stato già speso nel nuovo ospedale un milione di soldi pubblici, cioè di tutti, ed evitiamo anche di intervenire sul Centro trapianti, che dovremmo sistemare e ammodernare» per l’adeguamento della sede attuale agli standard di sicurezza.

E poi, aggiunge Mancini, «destiniamo due piani di questo polo alle attività ambulatoriali e di day hospital, che sono in costante aumento, assicurando il decoro dovuto».

Con questo progetto, che appare fattibile sotto tutti i punti di vista, compreso quello finanziario, la Asl adeguerà le strutture esistenti, che risalgono agli anni Novanta, quando è stato aperto il nuovo ospedale, e andrà incontro alle richieste dei pazienti oncologici ed ematologici. Nel corso di una serie di incontri si è parlato infatti della necessità di superare le difficoltà che riguardano accoglienza e assistenza e di avere a disposizione spazi adeguati, tutelando la dignità e la privacy di chi è malato.

«Queste persone affrontano già percorsi difficili per la malattia», sottolinea Fortunato, per cui «bisogna evitare di creare disagi legati alle strutture e, contemporaneamente, è indispensabile stare al passo con i tempi per quanto riguarda la tecnica. È quello che stiamo facendo, anche se è un lavoro impegnativo e i tempi sono lunghi», ma l’obiettivo è di dare un «respiro regionale» al polo onco-ematologico il cui afflusso di pazienti è consistente.

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