Il villino storico demolito La palla passa al Comune

Dopo la sentenza della Cassazione che dà torto al proprietario del nuovo edificio le associazioni puntano all’abbattimento della struttura e chiedono più tutele
PESCARA. La conclusione della interminabile vicenda giudiziaria legata all’abbattimento del villino Liberty anni Trenta in viale Primo Vere, una battaglia legale durata 18 anni, e che alla fine ha visto riconosciute le tesi delle associazioni in difesa del territorio storico di Pescara che si sono fatte parti attive nei processi penali, diventa l’occasione per rilanciare un messaggio alle istituzioni e alla politica. A parte la questione penale, conclusa con la decisione della Corte di Cassazione che ha dichiarato inammissibile l’ultimo ricorso proposto dal proprietario dell'immobile, dal costruttore e dal direttore dei lavori, contro la sentenza della Corte d'Appello dell’Aquila che a settembre 2020 ha demolito la decisione di primo grado che aveva portato ad assoluzioni e prescrizione dei reati, il problema che le associazioni rilanciano (evidenziate ieri in conferenza stampa), è quello della difesa del territorio. «La sentenza», afferma l’architetto Anita Boccuccia che con la sua denuncia fece partire la prima inchiesta nel 2003, «pone un punto fermo nella lunga lotta per la difesa del quartiere e, in generale, dell’edilizia storica a Pescara, dove questo patrimonio è continuamente sotto attacco. È stato un lungo e difficile percorso di legalità che abbiamo portato avanti tra permessi rilasciati dal Comune e i vari sequestri che comunque non hanno impedito alla proprietà di terminare i lavori».
Le fa eco il segretario nazionale di Rifondazione Comunista, Maurizio Acerbo (presente all'incontro e da sempre a fianco delle associazioni): «Questo attacco purtroppo è ancora in corso quindi occorre una riflessione seria e approfondita sul problema, anche perché si continuano a produrre norme che consentono deroghe. Sarebbe importante che il Comune desse una sterzata sulla questione e questa sentenza potrebbe far partire questa riflessione».
«L’appello», ha aggiunto l'architetto Massimo Palladini, presidente della sezione Italia Nostra “L. Gorgoni”, «è che il Comune si faccia carico di quello che dice di voler fare: e cioè di una revisione sistematica delle leggi. Ci vuole una sinergia tra chi vincola e chi disciplina l’urbanistica. Purtroppo, non si è mai andati al cuore del problema che è quello di individuare le zone storiche della città, perché altrimenti diventa una guerriglia casa per casa».
Nello spiegare le questioni legali, l’avvocato Gerardo Mariano Rocco di Torrepadul, che ha assistito i ricorrenti nei vari gradi di giudizio, sottolinea invece che «il grande assente è stato il Comune che noi abbiamo dovuto sostituire. Adesso si va nel campo amministrativo e c’è da capire quale posizione vorrà assumere il Comune di Pescara in relazione all’abbattimento della struttura, ormai completata, che ha sostituito il villino storico del 1926».

