Il virolgo Fazii: vaccini anche ai ragazzini

A Pescara ieri il dato più alto da aprile: 13 contagi, sono tutti sotto i 30 anni e di rientro dalle vacanze
PESCARA. I dati parlano da soli e sono esattamente in linea con i timori e, quindi, le previsioni degli esperti, basate sull’esperienza. Ieri c’erano sedici nuovi casi nel Pescarese, 13 dei quali riguardano persone che risiedono nel capoluogo adriatico. Hanno meno di trent’anni e sono tutti rientrati dalle vacanze che hanno trascorso in Paesi come Spagna, Grecia e Malta. Il dato è tra i più alti degli ultimi mesi e, per Pescara, è il più alto dalla metà di aprile ad oggi. Potrebbe non essere finita qui perché il rischio della nuova ondata non è legato solo ai vacanzieri ma anche alle conseguenze dei festeggiamenti di domenica sera per l’Italia che ha vinto gli Europei di calcio. Gli assembramenti in piazza, in tutte le piazze, potrebbero provocare delle ripercussioni, in termini di contagi, «e si saprà tra 10- 14 giorni», dice il virologo Paolo Fazii, direttore del laboratorio della Asl di Pescara e membro del Gruppo tecnico scientifico regionale (Gtsr). Il problema è che i giovani scesi in strada in onore degli azzurri «non sono vaccinati. Attraverso loro il virus circola: la maggior parte non si ammala ma funge da portatore sano e fa girare il virus. Poi, quando sarà freddo, il Covid 19 si farà sentire, e lo farà con malati e morti». Come salvarsi? «Ci può salvare il vaccino, che io consiglio anche ai giovanissimi, da 12 anni in su».
Le previsioni sono, ovviamente, impossibili. Ma ciò che si è visto fino ad oggi - e che è già accaduto lo scorso anno, dopo le vacanze - è che il numero dei contagi sta risalendo (non si sa se si verificherà un’impennata). «Se i numeri si fanno importanti già da ora», osserva Fazii, è solo un primo segnale negativo «perché poi d’inverno questi numeri si moltiplicano». Solo qualche giorno fa Fazii aveva sconsigliato di raggiungere alcune località di vacanza all’estero, che sono note per il divertimento incontrollato, posti meravigliosi dove però il rischio di ritrovarsi ammassati è connaturato al luogo. E aveva suggerito l’Italia. Intanto il lavoro in laboratorio prosegue per scoprire, in un paio di giorni, se i nuovi casi emersi sono riconducibili alla variante Delta che «è più infettante».
(f.bu.)

