Il virologo: niente pericoli per le popolazioni locali

Fazii: «Il rispetto dei protocolli rappresenta una garanzia, l’attenzione va posta su quanti provengono dall’Est Europa perché gli spostamenti sono più semplici»
PESCARA. «Non c’è un fenomeno migranti e se procedure e protocolli vengono rispettati non ci sono rischi per le popolazioni locali. Il fatto che queste persone, non appena arrivate in Italia, vengano valutate per la presenza di coronavirus è una garanzia per i cittadini». Così il virologo Paolo Fazii, direttore del laboratorio della Asl di Pescara, commenta la vicenda dei migranti di Moscufo risultati positivi.
GLI ALTRI CONTAGIATI. Ai loro casi, è emerso dai test eseguiti nelle ultime ore, se ne aggiungono altri due: uno fa riferimento ad un paziente del Pescarese e l’altro a una donna di Carsoli di recente rientrata dall’estero. A confermare quest’ultimo caso e a rassicurare i cittadini è Velia Nazzarro, sindaca del paese marsicano, rimasto Covid-free nelle fasi peggiori dell’emergenza. Con i nove nuovi casi, il totale dei pazienti affetti da Covid-19 in Abruzzo sale a 3.398: 260 pazienti sono residenti o domiciliati in provincia dell’Aquila (+1), 843 in provincia di Chieti, 1.628 in provincia di Pescara (+8), 640 in provincia di Teramo e 27 fuori regione.
SALE IL NUMERO DEI POSITIVI. Risale il numero degli attualmente positivi, che sono otto in più per un totale di 124: 17 sono in ospedale, uno dei quali in terapia intensiva, e 107 sono in isolamento domiciliare con sorveglianza attiva da parte delle Asl. Il numero dei guariti o dimessi dagli ospedali sale di un’unità e arriva a 2.802: in otto hanno risolto i sintomi e attendono i tamponi di controllo, gli altri 2.794 sono ufficialmente guariti. Dall’inizio dell’emergenza sono stati eseguiti complessivamente 130.877 tamponi.
IL VIROLOGO: NIENTE ALLARMI. Dopo la vicenda degli stranieri ospitati a Pettorano sul Gizio e risultati positivi, a far salire, nelle ultime ore, il trend dei contagi in Abruzzo ci sono i sette stranieri che si trovano a Moscufo. «Vengono da luoghi di detenzione in cui sono costretti a stare in condizioni drammatiche», riprende Fazii, «per cui il contagio è più facile. Viste le condizioni in cui vivono e considerato che a livello mondiale siamo nella fase peggiore della pandemia, la possibilità che possano avere il virus è molto più alta. Anzi», osserva il virologo, «è positivo che siano solo sette su 50. Per la popolazione locale», sottolinea, «non ci sono rischi. Finché non guariranno non potranno uscire da quella struttura. Non sono situazioni che destano particolare allarme: i migranti vengono tutti sottoposti a test al loro arrivo, sono più controllabili loro delle persone che invece rientrano dai Paesi europei».
PERICOLI DALL’EST EUROPA. «Grande attenzione, in questo periodo, ad esempio, va posta su chi arriva dall’Est Europa, area da cui gli spostamenti sono molto più semplici. Se, nel caso dei migranti, i numeri sono così elevati», spiega l’esperto, «è proprio perché vengono tutti testati, cosa che non si fa con gli italiani. Qui, infatti, ci stiamo concentrando su categorie a rischio, sui contatti dei positivi e su chi dichiara di essere rientrato in Italia dall’estero».
TEST NEGATIVI: PERCHÈ? Fazii chiarisce anche come mai i sette positivi di Moscufo fossero risultati negativi al test sierologico: «Sono tutti asintomatici e l’esperienza ci dice che il sierologico risulta negativo in buona parte di coloro che poi risultano positivi al tampone. All’origine del fenomeno», evidenzia, «ci sono questioni immunologiche: se non ci sono sintomi il sistema immunitario non si attiva e non si sviluppa ciò che il sierologico va a cercare, cioè gli anticorpi». Per il virologo gli stranieri «non stanno portando nulla che qui non c’era già», perché «il virus ormai è endemico, ha circolato e continua a circolare». Proprio per questo è importantissima la prevenzione: «I comportamenti individuali sono fondamentali, dobbiamo indossare le mascherine e rispettare il distanziamento sociale», conclude l’esperto.
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