«Il virus non è sconfitto: mascherina e distanza»

21 Giugno 2020

PESCARA. Ieri un solo contagio da coronavirus e un decesso in tutta la regione. Oltre a quella del 29 maggio, sono state altre quattro le giornate a zero contagi, l’8, il 10, il 15 il 18 giugno. A...

PESCARA. Ieri un solo contagio da coronavirus e un decesso in tutta la regione. Oltre a quella del 29 maggio, sono state altre quattro le giornate a zero contagi, l’8, il 10, il 15 il 18 giugno. A quella data erano 1.517 i casi relativi alla Asl di Pescara, oggi toccano quota 1.542: 25 in più. Quaranta i primi ingressi di pazienti nell'ospedale Covid aperto ufficialmente a fine maggio. Trenta i malati dimessi nel corso delle ultime settimane, 25 gli attuali ricoverati nel padiglione Covid (palazzo rosso, ex Ivap tra via Paolini e via Rigopiano) uno solo in Terapia intensiva. Sei i decessi nelle ultime tre settimane, di cui l’ultimo due giorni fa, un 85enne di Spoltore. Il coronavirus rallenta, secondo gli ultimi dati diffusi dalla Regione e dalla Asl di Pescara, ma il direttore dell'unità operativa complessa di Malattie infettive, Giustino Parruti, invita i cittadini a non abbassare la guardia: «In tutto il mondo la malattia è più cattiva che mai, circola con forza, stando ai numeri degli ultimi giorni».
E a Pescara, professor Parruti, qual è ora la situazione?
I pescaresi finora si sono comportati benissimo, ma è necessario continuare ad avere la mascherina sempre addosso e a mantenere il distanziamento. È solo grazie a queste misure di sicurezza che il virus sta tenendo un basso profilo di circolazione. Ma dobbiamo stare attenti.
A cosa?
Queste attenzioni vanno mantenute, soprattutto in previsione dell’arrivo dei turisti e con la riapertura delle frontiere che agevolano la circolazione delle persone. Molta responsabilità è personale, le nostre strutture sanitarie stanno facendo bene la loro parte. Ma in giro ci sono ancora tanti asintomatici, chi viene da fuori deve rispettare le regole di sicurezza e ognuno di noi deve fare attenzione a rispettare i protocolli.
Si parla di una recrudescenza del virus in autunno, e col caldo non si sa cosa aspettarci. L'opinione dei virologi è contrastante. I cittadini, bombardati da mille informazioni, sono disorientati. Che fare?
Continuare a mantenere i corretti comportamenti. Mascherina e distanziamento, sono le uniche possibilità che abbiamo per allontanare rigurgiti di pandemia. A livello mondiale, secondo gli ultimi dati, la malattia è più cattiva che mai.
Lei come è riuscito, in questi mesi di durissima trincea tra i malati, a non rimanere contagiato?
Con la giusta applicazione dei presìdi di protezione.
Quanti malati sono ricoverati al Covid hospital?
Attualmente sono 25, di cui uno solo in Terapia intensiva. Sono prevalentemente pazienti sui 75 anni, con patologie pregresse, provenienti soprattutto da residenze per anziani. Ci sono anche pazienti più giovani che, a vario titolo, hanno infezioni persistenti. In qualche caso si sono registrate riattivazioni della malattia con infiammazioni senza completa risoluzione e tamponi più volte risultati negativi. All'apertura dell'ospedale Covid erano 40 i pazienti, di cui 30 dimessi nell’ultimo mese e 6 deceduti. Attualmente assistiamo 25 pazienti.
È riuscito a concedersi un po' di riposo?
Venerdì e sabato scorsi, in occasione del compleanno di mia moglie (la dottoressa Antonella Frattari, responsabile del reparto di Rianimazione, ndc). Ma appena possibile, ci concederemo una tregua nella nostra casetta di Caramanico.
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