Il virus rischia di svuotare gli uffici Riprende forza il lavoro da casa

Anche le aziende di Pescara si preparano ad affrontare le conseguenze della nuova stretta Ecco come Confindustria, Asl e Poste si sono organizzate dopo la prima chiusura di primavera
PESCARA. Un graduale rientro alla normalità, con una riduzione costante del ricorso allo smart working: è quanto accaduto nelle aziende pubbliche e private di Pescara dopo il lockdown. Ma la nuova stretta non provocherà una seconda inversione di tendenza? Il governo è all'opera per una legge per disciplinare il lavoro agile, tanto che il ministro Nunzia Catalfo ha avviato una serie di incontri con sindacati e associazioni datoriali. Si stima che a livello nazionale potrebbero rimanere in modalità smart working, alternata con quella in presenza, 4-5 milioni di lavoratori. Nel pescarese, finora, la tendenza è stata verso un graduale rientro dei lavoratori in ufficio.
CONFINDUSTRIA «Di colpo in piena pandemia», illustra il presidente di Confindustria Chieti- Pescara, Silvano Pagliuca, «siamo passati in meno di un mese, a livello nazionale, da 500mila lavoratori in smart working a 8 milioni. Ciò significa che la costrizione in uno stato di emergenza ha accelerato un processo e ha fatto raggiungere obiettivi che non erano stati toccati in 10 anni». Se l'approccio al sistema di lavoro a distanza è stato compiuto, secondo il numero uno dell'associazione che riunisce le imprese del territorio, la sfida da cogliere è ora di natura culturale e «può rappresentare un'opportunità. Veniamo da una fase storica nella quale siamo stati abituati a contare le ore lavorative e non i risultati. Ora dobbiamo comprendere che non contano il luogo e il tempo, ma gli obiettivi raggiunti».
Il ricorso allo smart working ha posto degli interrogativi. Confindustria ha messo a punto uno studio volto a monitorare il benessere dei lavoratori e l’eventuale esposizione a rischi psicosociali dovuti ai cambiamenti prodotti dal Covid-19, condotto da un gruppo tecnico-scientifico, coordinato dal direttore generale Luigi Di Giosaffatte.
LO STUDIO Il campione preso in considerazione si basa su 117 protocolli raccolti (59% uomini e 41% donne). Hanno risposto al questionario principalmente imprenditori (26.5%), impiegati amministrativi (21.4%), tecnici (12.8%), direttori del personale (4.3%) provenienti da vari settori. Dall'indagine è emerso come gli imprenditori e i direttori delle risorse umane abbiano medie più alte in termini di fiducia organizzativa, percezione di autoefficacia, gestione del cambiamento, relazioni interpersonali e leadership, mentre chi riveste il ruolo di tecnico o di operaio riscontra maggiori difficoltà nella conciliazione vita-lavoro, maggiori richieste lavorative e mostra più alti livelli di malessere psicologico. L’analisi ha messo in evidenza anche come chi ha lavorato in smart working abbia avuto maggiori difficoltà a gestire il conflitto lavoro-vita privata rispetto a chi è rimasto all’interno dell’azienda. E le donne hanno pagato lo scotto peggiore.
«Ora che lo scoglio principale è stato abbattuto e la produttività è stata aumentata», sottolinea Pagliuca, «lo smart working deve essere regolamentato, in quanto un'opportunità che cambierà completamente il mondo del lavoro e apre al tempo stesso il tema della mobilità».
ASL La sanità è stata l'anima pulsante nella gestione della pandemia. Dottori, infermieri e sanitari hanno rappresentato la prima arma nella lotta al coronavirus, schierati in prima linea. Vi sono al tempo stesso dei settori nella Asl ai quali è stato applicato lo smart working. «In attuazione delle disposizioni emanate dal governo, fin di primi giorni del mese di marzo, è stato adottato un apposito regolamento aziendale in materia di smart working che si è reso direttamente applicabile a tutti i dipendenti dell’area amministrativa per la durata dello stato di emergenza», commenta il direttore amministrativo dell'azienda sanitaria di Pescara, Vero Michitelli. «Per il personale sanitario il regolamento si è reso applicabile marginalmente, per le sole attività espletabili da remoto e per i periodi in cui l’attività non prevedesse l’erogazione diretta dell’assistenza. Il personale ha cominciato ad alternare giornate lavorative in smart working a giornate in sede, sempre nei settori nei quali «si riescono a garantire le erogazioni di tutte le attività di competenza limitando al massimo i rischi contagio». POSTE Il servizio postale è per natura un tipo di lavoro nel quale il contatto relazionale con l'utente è al primo posto, nell'ambito degli uffici e nel recapito. Partendo da questo principio di base, gli uffici hanno mantenuto, anche in pieno lockdown, con tutte le precauzioni legate al contenimento del contagio, la piena attività. «Una tipologia di servizio», spiegano da Poste Italiane, «nella quale è impossibile un adattamento alle modalità connesse allo smart working. Tuttavia vi sono sezioni che hanno adottato il lavoro da remoto. È il caso dei settori amministrativi e di lavoro gestionale e di staff. In alcuni uffici delle sedi di via Potenza o di via Volta, sono state attivate le pratiche di smart working, sistema che ha evidenziato una grande efficacia, con una mole di lavoro, in alcuni casi, persino ampliata. Oggi si sta assistendo a un ritorno in sede graduale, legato ai singoli casi e agli spazi a disposizione».

