Il virus torna dentro le scuole Fazii: ci aiutano vaccini e caldo

Due classi in quarantena, mentre la città cede a Udine il primato per l’incidenza di contagi più bassa Ma i casi restano pochi: 14 dall’inizio della settimana. E il virologo annuncia test di nuova generazione
PESCARA. Pescara perde il primato per l'incidenza settimanale più bassa d’Italia, detenuto dal 13 aprile. Con il numero dei casi accertati su 100 mila abitanti in sette giorni a quota 32, la provincia cede il testimone a Udine, con 29. I dati relativi ai contagi restano bassi, ma il virus è tornato a circolare nelle scuole. Secondo quanto comunicato dal vicesindaco Gianni Santilli, con delega alla Pubblica istruzione, ieri è stata accertata la positività di uno studente di una terza media della Tinozzi, del comprensivo 8. Dall’inizio della settimana la provincia ha registrato 52 positivi, mentre quelli della sola città sono stati 14. Lunedì scorso, il territorio provinciale aveva azzerato i contagi. Una circostanza che non accadeva da settembre 2020. Mentre per la città lo zero si era verificato anche lo scorso 26 aprile.
Il miglioramento è un fattore consolidato, con Pescara città che viaggia su un’incidenza settimanale di 26, ben al di sotto della soglia di 50, che su base regionale con decreto nazionale farebbe scattare la zona bianca. La situazione è lontana anni luce dal mese di febbraio, il periodo più nero della terza ondata da cui Pescara è stata la prima provincia italiana a essere travolta. Picchi di nuovi casi registrati in città in una sola giornata risalgono al 4 febbraio con 115, 113 il 6, 127 il 13 febbraio, il 25 febbraio con 143 e 116 il 28. «La situazione è in netto miglioramento», spiega il virologo Paolo Fazii, direttore di Microbiologia e Virologia clinica dell’ospedale di Pescara «e lo è per tre motivi: il caldo, le operazioni di vaccinazioni in corso e le restrizioni che sono state introdotte nei mesi scorsi, nell’area metropolitana di Pescara e Chieti che sono state le due province che hanno subito per prime in Italia la terza ondata. Con le limitazioni, i risultati si hanno, perché il virus circola di meno e quindi ci sono meno infetti, meno malati e meno decessi. Dal 26 aprile con le prime riaperture, non c'è stato un aumento di casi. Potremmo avere una crescita non francamente obiettivabile perché con il caldo i soggetti asintomatici sono nettamente maggiori dei malati, e la circolazione del virus si mitiga molto. Anche se ci fosse attualmente in giro un sottobosco di nuovi casi, il nostro sistema immunitario innato, con le temperature alte, non fa passare il virus in profondità».
Con una migliore condizione epidemiologica, è inevitabile una diminuzione anche dei tamponi effettuati. Con meno casi positivi, e quindi venendo a mancare la necessità di tracciamento dei contatti, si riducono i test per accertare la presenza del virus. Nel frattempo la Asl sta lavorando per predisporre nuove tipologie di indagine. «Ci stiamo attrezzando su tutta la regione», annuncia Fazii, «con un sistema di terza generazione da impiegare negli screening in maniera mirata, nelle scuole o nelle Rsa, ad esempio. Sono test antigenici per la ricerca da tampone rino-faringeo, molto più performanti. In un paio di settimane potremo essere operativi nell’ambito della ricerca antigenica, mentre per gli screening nell'arco di un mese».

