Ilva Magique, ultima provocazione di Pep Marchegiani

PESCARA. Arbre Magique per purificare l’aria avvelenata di Taranto. Ovviamente una provocazione, un dito puntato sul nulla di fatto, sui finti interventi e le tante chiacchiere sul problema delle...
PESCARA. Arbre Magique per purificare l’aria avvelenata di Taranto. Ovviamente una provocazione, un dito puntato sul nulla di fatto, sui finti interventi e le tante chiacchiere sul problema delle esalazioni micidiali dell’Ilva che da troppo tempo devastano l’esistenza degli abitanti del capoluogo pugliese. Usa l’arma dell’arte Pep Marchegiani, poliedrico «artista esplicitista» pescarese, per mostrare l’inettitudine mascherata di buone intenzioni che finora ha circondato il dramma tarantino.
Migliaia di alberelli “Ilva Magique” profumati al gusto di fragola, mandorla, platano e ravanello, alcuni in versione gigante, hanno invaso venerdì Taranto e in particolare le aree e le strade nei pressi dello stabilimento siderurgico Ilva, considerato il complesso industriale più inquinante d’Italia. Insomma, “trovata” finalmente la soluzione almeno all’annoso problema dei cattivi odori nella città dei due mari, se non fosse tra l’altro che quello degli odori e solo l’ultimo degli effetti di un inquinamento senza pari, sembra voler rimarcare il blitz artistico. Pep Marchegiani ha rivisitato ad hoc il deodorante per auto piu famoso di sempre. Con lui il mecenate Mirko Tocchio e la sua MT Factory, che ha promosso l'iniziativa.
Gli ý Ilva Magique hanno letteralmente invaso Taranto. Le opere d’arte in versione gigante, su cui vengono anche ripercorse brevemente le tappe della vicenda Ilva, sono state installate sui cancelli e lungo le strade che costeggiano lo stabilimento, mentre migliaia di deodoranti in formato volantino sono stati posizionati sulle auto, nelle strade, nelle piazze e, soprattutto, nei luoghi simbolo della città ricordando gli effetti dell’inquinamento prodotto dall’acciaieria: dal Comune alla citta vecchia, dal Castello Aragonese al Ponte Girevole e alla Statua dei Marinai, da piazza della Vittoria a via D’Aquino e piazza Immacolata, al quartiere Tamburi, noto tristemente per l’altissima incidenza di tumori tra i residenti.
«Finalmente è arrivato l’alberello salvaýTaranto» si legge sui volantini «formula soddisfatti o sotterrati. Disponibile in undici diverse profumazioni. «L’ulivetto profumato Ilva Magique è un prodotto 100% italiano; assolutamente inquinante, non biodegradabile e nuoce alla salute dei cittadini. Taranto è salva», commenta sarcasticamente Pep Marchegiani. «La sconfitta dei cattivi odori emanati dall’Ilva è un successo senza precedenti. La soluzione definitiva per salvare la città non è stata ideata dalla politica e non è frutto della tecnologia o della scienza. A guardare quegli ýIlva Magiqueý di tutti i gusti verrebbe da sorridere, se non fosse che ci troviamo davanti ad una immane tragedia, a cittadini che muoiono mentre il mondo osserva l’Italia sbigottito», aggiunge l’artista.
«Sono tornato da Taranto sconvolto, oltre che con gli occhi e la gola brucianti e gli abiti rossicci. La gente ha accolto la provocazione come una manna: vogliono che si parli del loro problema in tutti i modi. Ci hanno accompagnato in un macabro “tour” tra disastri e bellezze: dalla Panoramica sull’Ilva che corre di fianco alla discarica al raccapricciante mosaico con il Cristo che punta un dito verso il cielo e uno verso le ciminiere». «Con questa iniziativa», sottolinea Mirko Tocchio, «l'arte si fa portavoce e protagonista del percorso di sensibilizzazione verso la salvaguardia dell'ambiente. Il blitz artistico diviene un mezzo provocatorio e irriverente per indurre alla riflessione». Il blitz tarantino di Pep Marchegiani arriva dopo gli ultimi ý “attacchi” promossi dall’artista abruzzese. Lo scorso 7 gennaio è toccato a Firenze con l’iniziativa denominata ýFuRenze: decine di riproduzioni in chiave esplicitista del David e dozzine di copie del curriculum europeo di Michelangelo, aggiornato al 2014, hanno invaso le vie della cultura, per sensibilizzare sul rilancio dell’arte contemporanea. E poi Venezia, al ponte di Calatrava “vietato” ai disabili.
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