Impianto biogas, sale la protesta La Regione: «Nessuna richiesta»

17 Novembre 2019

Le aziende agricole contro il progetto di un insediamento in zona Cartiera della società Make Energy Domani sera assemblea pubblica nel cinema del paese convocata su richiesta di produttori e cittadini

LORETO APRUTINO. L’impianto di biogas non s’ha da fare a Loreto. Contro la realizzazione dell’insediamento per la produzione di biometano, da localizzare in zona Cartiera, nelle vicinanze di contrada Castelluccio, sono pronti a dare battaglia gli imprenditori e le associazioni di categoria delle colline aprutine che domani alle 20,30 si riuniranno nel cinema di Loreto per fare il punto della situazione con il sindaco Gabriele Starinieri.
All’incontro (il secondo dopo quello del 31 ottobre scorso) convocato dal sindaco, su richiesta dei produttori e dei cittadini, hanno dato la disponibilità a partecipare anche Elena Stefani e Alessandro Tramontano, titolari dell’azienda, la Make Energy, che intendono creare l’impianto, da circa 12 milioni di euro, che servirebbe a riciclare l’umido dei rifiuti urbani, gli organici della filiera agroalimentare, sfalci e potature, per la creazione di biometano.
Gli investitori romani, però, non hanno ancora presentato alla Regione la documentazione per la richiesta di Via, valutazione di impatto ambientale, come spiega Franco Gerardini, dirigente del servizio gestione rifiuti della Regione. Il quale conferma che «nessun progetto o elaborato grafico è pervenuto al Via, altrimenti sarebbe fase di studio e valutazione». Gli imprenditori della zona, vignaioli, produttori di birra, titolari di agriturismo, aziende agricole, caseifici, albergatori, nei giorni scorsi hanno costituito il comitato “Difendiamo Loreto” per dire no alla struttura «a tutela dell’ambiente e della salute pubblica» dell’area vestina. Del comitato fanno parte le aziende agricole Valentini, Chiara Ciavolich, De Fermo, Contesa, Del Proposto, I Lauri, Colle Corviano, Di Mascio, Passeri, Cecalupo, Forcella; le aziende vinicole Talamonti , Torre dei Beati, Codice Citra, Tenuta De Melis, Cantina Ettore Galasso, Lfa, Iole Rabasco; il birrificio Almond 22, gli agriturismi Piccolo Albero, Le magnolie; il caseificio Santa Caterina, il frantoio oleario Valentini e Cerretani, le aziende Marchesi De’ Cordano, Pollinaria, Gardera, Agricarni Antonacci, Fattoria Due Pini, Fratelli Pierdomenico, ristorante albergo La Bilancia, Fattoria Di Tullio, Castello Chiola, Lauretum hotel, Renato Ciarcelluti. Al vertice, domani, saranno presenti anche i rappresentanti dell’Isde, medici per l’ambiente.
Tra i primi atti ufficiali del comitato “Difendiamo Loreto” c’ è una petizione popolare aperta a chiunque voglia «esprimere la propria contrarietà all’insediamento di una centrale per la produzione di biometano». In un documento ufficiale del comitato, gli imprenditori stigmatizzano il fatto che il sindaco Starinieri «in una intervista al Centro del 13 novembre, abbia dato le sue rassicurazioni ai cittadini» sulla bontà del progetto. Scrivono i produttori: «Il sindaco ha spiegato essere solo una idea progettuale che risulterebbe frutto di una collaborazione con l’università dell’Aquila, dice di credere nel progetto che, secondo lui, porterebbe vantaggi come la produzione di milioni di metri cubi di biometano e la riduzione delle emissioni di CO2 (anidride carbonica) e che tale impianto potrebbe dare l’etichetta di città green a Loreto. Il prefisso “bio” della parola biometano attribuisce una connotazione organica al prodotto ma non necessariamente ecologica». A questa proposizione del primo cittadino, gli imprenditori rispondono che «l’insediamento ci risulta essere un impianto industriale per lo smaltimento di potature e di smaltimento del Forsu (frazione organica del rifiuto solido urbano), si parla di 62mila tonnellate annue, e la localizzazione è individuata in una zona agricola di pregio e in prossimità del fiume Tavo ignorando i gravissimi rischi per l’ambiente, agricoltura, turismo, salute pubblica». E sulle emissioni di anidride carbonica «non viene considerato che la nostra rete stradale non è adeguata a sostenere un traffico di mezzi pesanti che trasportano i rifiuti e che producono anidride carbonica». Da una indagine sugli investitori effettuata dal comitato emerge che «la Make Energy nasce nel 2018, anno in cui il governo determina lo stanziamento di 4 miliardi di euro di incentivi a fare della produzione di biometano. Con gli stessi incentivi è nata nel 2011 la Think Eco, società riconducibile ai medesimi soci, che ha realizzato un impianto a Collarmele», cittadina teramana guidata dal sindaco Antonio Mostacci che non abbassa la guardia e monitora costantemente l’insediamento che si occupa del solo riciclo di rifiuti agricoli.