Impianto per i fanghi La Regione prende tempo

26 Ottobre 2016

Il progetto di un centro di lavorazione dei sedimenti del dragaggio a Città Sant’Angelo Mazzocca: nella zona di Piano di Sacco ci sono già troppe attività industriali

SANT’ANGELO. L’ultima decisione della Regione sembra un no al progetto di un centro per la lavorazione dei fanghi del dragaggio di porti e fiumi a Piano di Sacco a Città Sant’Angelo. Il sottosegretario della giunta regionale Mario Mazzocca ha chiesto un rinvio della valutazione ambientale del progetto perché, attualmente, la documentazione sarebbe «carente di particolari tecnici indispensabili per capire davvero come saranno trattati i fanghi che arriveranno anche da Pescara». Mazzocca ha chiesto «un’integrazione dei documenti» che descrivono l’impianto e le fasi di trattamento «per poi approfondire gli aspetti trascurati nella proposta progettuale esaminata un anno fa (25 ottobre 2015) dal comitato Via in quanto non appare “dimostrato in modo inequivocabile nello studio preliminare ambientale e negli elaborati progettuali che l’impianto non ha impatti negativi sull’ambiente”».

Anche il Comune di Città Sant’Angelo e l’associazione Sos Territorio Elice sono contrarie all’insediamento e hanno presentato osservazioni: nella zona di Piano di Sacco convivono attività industriali e campi coltivati: per Mazzocca, «servono tavoli tecnici necessari per evitare l’effetto cumulo di attività industriali nell’area, ancor di più, se si intende trattare rifiuti in una località, Piano di Sacco, non lontana da culture di pregio e da insediamenti produttivi del settore alimentare».

Mazzocca entra nel dettaglio: «Ciò che più mi preoccupa», dice il sottosegretario con delega all’Ambiente, «è la domanda di autorizzazione della ditta proponente che per la ricerca di acque sotterranee prima fa riferimento a “falda freatica” e poi a “falda artesiana”. Nel primo caso, l’esecuzione di scavi profondi comporterebbe l’estrazione diretta di acqua dal fiume Fino», dice Mazzocca, «l’approvvigionamento idrico della piattaforma dovrebbe avvenire attraverso due pozzi e, così in profondità, l’emungimento comporterebbe un prelievo diretto di acqua fluviale, in quanto falda di subalaveo alimentata direttamente dal fiume Fino e potrebbe compromettere la portata generale e l’equilibrio idraulico del corso d’acqua».

Tra le questioni non marginali, Mazzocca segnala «una serie di approssimazioni» soprattutto sull’approvvigionamento idrico in località Piano di Sacco dove dovrebbe sorgere la piattaforma: «L’area non risulterebbe provvista di rete idrica consortile, mancherebbero a tutt’oggi opere di urbanizzazione e infrastrutture idonee per il funzionamento delle attività esistenti» con probabili problemi per i futuri insediamenti». Il sottosegretario ha chiesto «chiarimenti anche sulle tecnologie per il trattamento e la definizione delle fasi di gestione dei fanghi, ma anche per gli interventi proposti per la depurazione e gestione dei reflui derivanti dall’impianto».